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MONDO - Energia



27-06-2011

Il governo giapponese vuole riavviare i reattori sicuri



Il governo giapponese vuole riavviare i reattori sicuri

Il governo giapponese vuole riavviare i reattori attualmente fermi ma in grado di funzionare in sicurezza: altrimenti la carenza di elettricità ostacolerà la ripresa economica iniziata dopo il disastro dell'11 marzo. Lo ha dichiarato il ministro dell'economia, del commercio e dell'industria Banri Kaieda (nella foto), ribadendo che «il nucleare è uno dei quattro pilastri del sistema energetico giapponese, insieme alle fonti fossili, a quelle rinnovabili e all'efficienza energetica».

Kaieda ha sottolineato che apprendere la lezione di Fukushima sulla sicurezza è una priorità, ma ha assicurato che i miglioramenti necessari sono stati apportati e che nulla impedisce di riavviare i reattori pronti per l'uso.

Sui 54 reattori del Giappone, al momento del terremoto 12 erano fermi per le normali ispezioni programmate, e uno per un'ispezione straordinaria. A causa del terremoto, in base alle misure di sicurezza, altri 14 reattori si sono fermati automaticamente (compresi i 4 della centrale di Fukushima Daiichi che sono stati poi danneggiati dallo tsunami), uno dei quali era in fase di riavvio dopo un'ispezione. Mentre i 4 reattori rovinati saranno spenti definitivamente, per gli altri 10 si prevede un riavvio ma è prematuro parlare di tempi.

Da allora altri 5 reattori sono stati fermati per ispezioni programmate e uno per un'ispezione straordinaria. Altri 2 reattori, nella centrale di Hamaoka, sono stati spenti dal governo a metà maggio a causa del forte rischio sismico.

Il risultato è che oggi solo 17 reattori su 54 sono in funzione, più 2 in fase sperimentale di riavvio. Di questi 17, oltretutto, 5 si fermeranno per le ispezioni ad agosto, e 12 nel 2012. Se i reattori attualmente fermi non saranno riavviati, il Giappone rischia di trovarsi fra un anno praticamente senza energia nucleare, cioè con un deficit del 30% del proprio fabbisogno energetico.

Dei 19 reattori attualmente fermi per ispezioni, 11 potrebbero ripartire ad agosto, ma le autorità locali, sollecitate dalla preoccupazione della popolazione, sono restie a concedere l'autorizzazione: è a loro che Kaieda ha lanciato l'appello per il riavvio.

L'invito del governo si riferisce in particolare alle centrali sulla costa occidentale, non colpita dal terremoto dell'11 marzo: da un lato devono supplire ai deficit energetici del Giappone orientale, dall'altro si trovano a loro volta in una situazione difficile visto che dopo il terremoto e lo tsunami molte industrie avevano spostato le proprie attività dalle zone inagibili orientali, trasferendole proprio all'Ovest.

Paolo Gangemi



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