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ITALIA - Commenti
04-07-2011
Il nucleare italiano non è finito

La partita italiana sul nucleare non è chiusa per sempre. Lo ha dichiarato Fulvio Conti, amministratore delegato dell'Enel, in un'intervista rilasciata l'1 luglio a Sky Tg24 Economia: i legami dell'Italia con l'energia nucleare non si sono interrotti del tutto dopo il referendum.
Innanzitutto Conti ha ricordato che l'Italia continua a fare uso di elettricità prodotta con l'energia nucleare: «Continuiamo a essere fortemente dipendenti dal nucleare, importando il 14% dell'energia da Paesi come la Francia, la Svizzera, la Slovenia che continuano ad avere impianti nucleari che ci forniscono energia, specialmente durante la notte».
Inoltre l'Enel è e resta un importante operatore nucleare all'estero: «Noi di Enel abbiamo comunque il progetto di andare avanti sul nucleare in altri Paesi come Slovacchia, Spagna e la stessa Francia, dove collaboriamo con Edf a una nuova costruzione».
Infine, Conti si augura che anche la politica energetica italiana abbia un ripensamento in tempi relativamente brevi: «Continueremo a studiare, come è giusto che sia, nel campo della ricerca le evoluzioni tecnologiche che potranno essere applicate in questi Paesi, ma anche in un futuro non troppo lontano nel nostro Paese».
Conti confessa perciò di aver provato in seguito al referendum «un certo sconforto per un progetto che sarebbe stato molto importante per il Paese». Insomma, per l'Italia l'interruzione del programma nucleare è un'occasione persa: «Come dimostra per esempio la Francia, il nucleare porta con sé il vantaggio di una riduzione dei costi. Sul lungo periodo questo sarebbe stato vero anche per il nostro Paese».
Infatti, fra tutte le forme di energia, «il nucleare è quella più economica (mettendo insieme il costo fisso dell'investimento e il costo variabile del consumo dell'uranio); in secondo luogo il carbone con le tecnologie nuove ad alta efficienza, successivamente il gas e infine le rinnovabili». Conti ha anche specificato che «il costo del decommissioning è compreso nel costo variabile: si accantona una frazione minimale della tariffa che viene capitalizzata per i 60 anni di vita di una centrale. Al termine dei 60 anni ha ampiamente coperto i costi del decommissioning».
Per l'Enel, che aveva intenzione di costruire le prime 4 centrali del nuovo programma nucleare italiano, l'interruzione del progetto non incide in maniera significativa: «Il grosso dell'investimento si sarebbe dovuto realizzare a partire dal 2016 in poi».
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