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ITALIA - Uranio e combustibile



11-07-2011

L’esplorazione dell’uranio in Italia andrà avanti



L’esplorazione dell’uranio in Italia andrà avanti

Il quesito referendario sul nucleare chiamava gli italiani a decidere solo sulla costruzione di nuove centrali per la produzione di energia elettrica: non riguardava né la realizzazione del deposito di scorie, né la ricerca nucleare in Italia, né la possibilità di acquistare energia nucleare dall'estero, né la partecipazione di società italiane in impianti nucleari fuori dal territorio nazionale. E non riguardava neanche la possibilità di estrarre uranio: l'esplorazione mineraria è in atto, anche se limitata, e andrà avanti.

La società australiana Energia Minerals, titolare di una licenza per l'esplorazione mineraria dell'uranio in Lombardia, ha fatto sapere che continuerà la sua attività anche a seguito del referendum: un comunicato della società afferma che «mentre il risultato del referendum esclude la possibilità di una richiesta di uranio per il mercato italiano, un programma nucleare nazionale non è necessario per l'esplorazione e lo sviluppo di progetti per l'estrazione dell'uranio: lo dimostra il caso dell'Australia». L'Australia infatti non ha centrali nucleari ma è il terzo produttore di uranio al mondo, dopo Kazakistan e Canada, e ha le maggiori riserve in assoluto, pari al 23% del totale mondiale.

Il territorio italiano interessato consiste di due zone separate, entrambe in Lombardia: la località di Novazza, in provincia di Bergamo, e la Val Vedello, in provincia di Sondrio. Le riserve di uranio stimate sono di 1100 tonnellate e 3300 tonnellate rispettivamente. L'uranio nella zona era stato scoperto per la prima volta alla fine degli anni Cinquanta, ma non è mai stato sfruttato. L'esplorazione e l'eventuale attività mineraria di estrazione sono contestate dalle associazioni ambientaliste, che temono l'impatto ambientale sull'ecosistema montano.

Paolo Gangemi



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