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MONDO - Energia



12-07-2011

L’energia nucleare è buona, è l’industria che è cattiva



L’energia nucleare è buona, è l’industria che è cattiva

L'incidente di Fukushima, e in generale tutte le insufficienza in materia di sicurezza, sono da attribuire alle responsabilità delle industrie, non all'energia nucleare in sé. Perciò la soluzione non è rinunciare alle centrali, ma piuttosto costruirle e gestirle con più trasparenza. Lo sostiene un editoriale del giornale inglese The Guardian, firmato dall'esperto George Monbiot (nella foto).

Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Iaea) la società giapponese Tokyo Electric Power Company (Tepco), che gestiva la centrale di Fukushima Daiichi, aveva sottovalutato il rischio di tsunami, non aveva preso le misure di sicurezza necessarie ma aveva avuto lo stesso le autorizzazioni a continuare le operazioni: anche le autorità regolatorie si sono dimostrate inadeguate, e secondo alcuni troppo legate agli interessi dei grandi gruppi industriali.

Monbiot afferma che una delle vittime innocenti degli interessi industriali è la causa dell'energia nucleare, sempre più impopolare nell'opinione pubblica di molti Paesi.

L'editorialista passa quindi a spiegare perché l'energia nucleare di per sé è sicura, e lo si è visto proprio a Fukushima: non Fukushima Daiichi, la centrale danneggiata, ma Fukushima Daini, che si trova poco lontano e non ha subito danni significativi, nonostante fosse stata colpita dallo stesso terremoto e dallo stesso tsunami. In pratica i reattori hanno resistito alla peggiore minaccia possibile, escluso forse l'attacco missilistico. La differenza è nella tecnologia: quella di Fukushima Daiichi risale agli anni Settanta, quella di Fukushima Daini agli anni Ottanta. E le centrali di nuova generazione, sottolinea Monbiot, sono ancora più sicure: «Usare le centrali nucleari di 40 anni fa come argomento contro l'energia nucleare è come usare il disastro del dirigibile Hindenburg per dimostrare che il trasporto aereo oggi non è sicuro».

Anche la centrale danneggiata non ha provocato vittime; l'evacuazione della popolazione è certamente un evento traumatico, ma Monbiot lo trova trascurabile rispetto ai 100.000 morti causati ogni anno dalle emissioni delle centrali termoelettriche.



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