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13-07-2011

Nessun legame fra centrali nucleari e tumori



Nessun legame fra centrali nucleari e tumori

È stata pubblicata in Svizzera un'ennesima ricerca scientifica che smentisce ogni legame fra la residenza in prossimità delle centrali nucleari e un aumento del rischio di ammalarsi di cancro.

Lo studio, condotto dal settembre 2008 al dicembre 2010, è stato pubblicato il 12 luglio 2011 sulla rivista International Journal of Epidemiology. Il nome Canupis (Childhood Cancer and Nuclear Power Plants in Switzerland) indica che l'attenzione si è concentrata sull'epidemiologia dei tumori infantili. Il motivo, come ha spiegato Claudia Kuehni, capo del Registro tumori infantili della Svizzera, è che «i bambini sono molto più sensibili alle radiazioni rispetto agli adulti». La ricerca è stata condotta dell'Istituto di medicina preventiva e sociale (ISPM) dell'Università di Berna, in collaborazione con il Registro tumori infantili della Svizzera e il Gruppo svizzero di oncologia pediatrica.

Il campione esaminato comprendeva tutti i bambini nati in Svizzera a partire dal 1985: in tutto 1,3 milioni di bambini fra 0 e 15 anni, monitorati dal 1985 al 2009. Per suddividere il campione, il territorio svizzero è stato diviso in 4 aree: le prime tre sono le zone in un raggio di 5, 10 e 15 chilometri rispettivamente dalla più vicina centrale nucleare; la quarta zona è costituita da tutte le località a più di 15 chilometri di distanza da tutti gli impianti (vedi immagine).

Il risultato è chiaro: «Il rischio di cancro nell'infanzia nelle vicinanze delle centrali nucleari svizzere è simile a quello osservato nei bambini che vivono nel resto del Paese», ha dichiarato Matthias Egger, direttore dell'ISPM.

Il nuovo studio si aggiunge a una lunga lista che smentisce relazioni causali fra centrali nucleari e tumori. La possibilità di un legame è stata affermata in un unico studio tedesco (chiamato KIKK), accusato però dalla comunità scientifica di imprecisioni metodologiche: per esempio considerava solo il luogo di residenza al momento della diagnosi, e non al momento in cui si erano sviluppati i tumori. Il nuovo studio svizzero, al contrario, prende in esame entrambi i parametri.

Paolo Gangemi



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