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L'agenzia nucleare resta fondamentale
No a un’altra Scanzano: anche in Italia scelte partecipate
Lo sanno tutti: senza il consenso del territorio non si fa nulla
Essenziale il coinvolgimento delle comunità locali
Un esempio virtuoso per la gestione delle scorie
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La popolazione americana partecipa alle scelte
Depositi di scorie: scienziati europei e americani a confronto
ITALIA - Commenti
29-07-2011
E ora un approccio partecipativo per il deposito di scorie

In Parlamento c'è chi chiede di abolire l'Agenzia per la sicurezza nucleare presieduta dall'oncologo Umberto Veronesi, ma è proprio adesso che comincia il suo ruolo: c'è in ballo la costruzione del deposito di scorie nazionale e dell'annesso parco tecnologico.
Lo ricorda un intervento pubblicato sul sito Quotidiano Energia da Giuseppe Rolandi, consulente ed ex direttore dell'Unità rifiuti radioattivi e disattivazione impianti dell'Enea.
Rolandi sottolinea in particolare che la costruzione del deposito, oltre che una necessità intrinseca, è ora anche una direttiva ufficiale della Commissione Europea: tutti gli Stati membri, anche quelli che non sono dotati di centrali nucleari per la produzione di elettricità, devono predisporre entro il 2015 un «programma nazionale indicante quando, dove e con che modalità intenda costruire e gestire depositi per lo stoccaggio definitivo dei rifiuti, tali da garantire i più elevati standard di sicurezza».
Dal punto di vista tecnologico, prosegue Rolandi, le difficoltà sono limitate e non insormontabili: la Sogin, la società incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari, «è certamente ben attrezzata, anche con eventuali apporti esterni, per una soluzione progettuale ormai matura».
Il problema è invece politico: la scelta del sito per la costruzione del deposito è delicatissima, come insegna «l'infelice vicenda di Scanzano Jonico» (nella foto). Per evitare che si ripeta un evento del genere, aggiunge Rolandi, è necessario «un percorso massimamente condiviso con le Regioni e in genere le autonomie locali, nonché le forze di opposizione».
È quello che si chiama approccio partecipativo, in cui tutti i soggetti interessati, a partire dalla popolazione locale, vengono coinvolti fin dall'inizio nei processi decisionali. Questo metodo, consigliato da molti esperti di comunicazione, consente di arrivare a decisioni condivise fra autorità, esperti e residenti, evitare manifestazioni di protesta e finalmente arrivare alla scelta più indicata da tutti i punti di vista.
Quando è stato applicato, questo approccio ha avuto successo. Lo ha riconosciuto anche la commissione voluta dal presidente americano Barack Obama per trovare una soluzione al problema delle scorie radioattive degli Stati Uniti. La conclusione è stata che l'esempio virtuoso da seguire è quello del Waste Isolation Pilot Plant (WIPP) di Carlsbad (nel deserto del New Mexico), che accoglie le scorie provenienti dalle attività militari americane: «L'esperienza del WIPP e dei progetti portati avanti in Svezia e Finlandia indica che una strategia graduale, basata sul consenso, che consente alle comunità locali ampie consultazioni e un elevato grado di controllo può riuscire dove altri tentativi hanno fallito».
In questo processo, come sottolinea Rolandi, l'Agenzia ha «un ruolo essenziale, mirato a certificare l'intero processo, con un'autorevole funzione di "terzietà", a fronte delle autonomie locali, delle forze politiche e sociali e dell'opinione pubblica». Il problema è che l'Agenzia è ancora lontana dalla piena operatività: sarebbe il momento di metterla in condizione di funzionare a pieno regime, non certo di abolirla.
Paolo Gangemi
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