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31-08-2011

Per la Germania sarà dura



Per la Germania sarà dura

Continua a far discutere la decisione della Germania di chiudere tutte le centrali nucleari entro il 2022. Il 30 agosto il giornale inglese Daily Mail ha pubblicato un articolo piuttosto duro, in cui definisce «populista» e «avventata» la mossa del cancelliere Angela Merkel. Secondo il quotidiano britannico i tedeschi dovranno prepararsi a blackout a cui non erano abituati dalla fine della seconda guerra mondiale.

Il rischio sarà alto soprattutto in inverno, specialmente in caso di temperature molto rigide (frequenti in Germania): già quest'anno, con la chiusura di 8 reattori su 17, potranno verificarsi «situazioni estreme», nelle parole del presidente dell'Autorità per le reti Matthias Kurth. In Germania i picchi di consumo a dicembre raggiungono gli 80.000 MW, contro i 35.000 MW dei massimi di giugno. Nel caso di picchi fuori dalla norma, ha aggiunto Kurth, «la nostra capacità di riserva si esaurirebbe in poche ore e non saremmo in grado di importare dalla Francia che avrà essa stessa bisogno di elettricità».

L'Autorità sta studiando tutte le misure possibili, ma il forte impulso dato alle fonti rinnovabili non potrà bastare: come ha dichiarato Joachim Knebel, responsabile scientifico del Karlsruhe Institute of Technology, «è facile dire "andiamo sulle rinnovabili". Un giorno sicuramente potremo fare tranquillamente a meno del nucleare, ma questa decisione è troppo improvvisa».

La conseguenza inevitabile è, almeno per un certo periodo, un aumento del ricorso alle fonti fossili, soprattutto gas e carbone: proprio il contrario dell'atteggiamento che ha avuto finora la Germania, capofila dell'ambientalismo europeo.

È su questo aspetto che si è concentrato un editoriale del New York Times del 29 agosto, secondo cui la stessa Agenzia internazionale per l'energia, finora sempre pronta a lodare le politiche ecologiste tedesche, ha espresso preoccupazione: il presidente della divisione gas e carbone Laszlo Varro, citato dal New York Times, ha affermato che l'uscita della Germania dal nucleare «è una brutta notizia dal punto di vista delle politiche per il clima». Secondo Varro «siamo vicini a perdere la battaglia, e la rinuncia al nucleare aggiunge una difficoltà che non era necessaria».

Inoltre, come ricordano il Daily Mail e il New York Times, si pone un paradosso: la Germania, come l'Italia, dovrà importare energia elettrica dall'estero, in particolare da Francia e Repubblica Ceca, che la producono in buona parte grazie alle centrali nucleari. In generale la decisione tedesca avrà ripercussioni su tutto il sistema energetico europeo: per questo il commissario europeo all'energia Günther Oettinger ha chiesto al governo tedesco di coordinare con la Commissione Europea i tempi e le modalità di uscita dal nucleare.

Il problema sarà importante anche dal punto di vista economico, dato che l'elettricità prodotta dalle centrali nucleari è fra le più economiche: il governo prevede un aumento dei costi del 5%, ma molti non sono convinti di questa stima ottimista. Fra gli scettici, le autorità delle località che ospitano le centrali: secondo Stefan Martus, sindaco di Philippsburg (nella foto), l'aumento dei costi sarà molto più marcato. Hildegard Cornelius-Gaus, sindaco di Biblis, la mette sul piano dei sondaggi: «In Germania c'è molta paura dell'energia nucleare, ma pensiamo a una domanda diversa: "Vorresti uscire dal nucleare anche sapendo che questo comporta molti più costi e il rischio di blackout"? Be', la risposta sarebbe molto diversa».

Chi sicuramente subirà danni sono le società elettriche: la Vattenfall ha previsto perdite per 1,1 miliardi di euro, la EnBW per 600 milioni, la RWE per 900 milioni e la EOn per 1,7 miliardi: in totale 4,3 miliardi di euro. Gravi anche le ricadute occupazionali: nel medio periodo saranno a rischio fra 9000 e 11.000 posti di lavoro.

Paolo Gangemi



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