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09-09-2011

La Svizzera riapre al nucleare



La Svizzera riapre al nucleare

Dopo l'incidente di Fukushima la Svizzera era stata frettolosamente inserita nella lista dei Paesi decisi a chiudere le centrali nucleari. In realtà le autorità federali non avevano mai parlato di fermare gli impianti, come in Germania, ma solo di non costruirne altri.

Ora, con l'aggiunta di sole tre parole, il senso della legge è ulteriormente cambiato: al «divieto di costruire nuove centrali nucleari» sono state aggiunte le parole «della generazione attuale».

La modifica, apportata dalla Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio degli Stati, riapre così alla possibilità di nuove centrali: «Lasciamo aperta una porticina al nucleare, se realmente in futuro nuove tecnologie dovessero garantire la massima sicurezza», ha dichiarato il presidente della Commissione Rolf Schweiger.

Bisognerà ora intendersi sulle definizioni: non esiste un accordo generale sulla classificazione delle generazioni dei reattori nucleari. Secondo alcuni la nuova formulazione della legge richiede di attendere le centrali di quarta generazione, che non saranno disponibili prima del 2040.

Altri invece sono più possibilisti: il fisico nucleare Bruno Pellaud include nella "nuova generazione" i reattori al torio, raccomandati anche dal collega italiano Carlo Rubbia. Il torio infatti può essere usato come combustibile alternativo all'uranio, è molto più diffuso in natura e consentirebbe di adottare tecnologie molto più sicure. «Secondo Pellaud «il metodo è stato sviluppato a partire dagli anni Settanta; non è decollato per ragioni non legate alla tecnologia». Negli Stati Uniti infatti le società di energia hanno preferito affidarsi ai vecchi reattori che conoscevano bene, mentre in Germania la ricerca è stata ostacolata dalle periodiche decisioni di abbandonare il nucleare.



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