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29-09-2011

Il compromesso svizzero



Il compromesso svizzero

La Svizzera dice addio al nucleare. O forse no. La legge votata al Consiglio degli Stati (il Senato) il 28 settembre è frutto di un compromesso, o meglio di una serie di compromessi. Visto che sulla chiusura delle centrali si profilava l'eventualità di un voto di misura, i senatori hanno trovato una soluzione più moderata che è stata approvata a larga maggioranza (30 voti favorevoli contro 8 contrari).

Il primo compromesso riguarda le centrali esistenti: non saranno fermate, ma andranno avanti fino alla fine della loro attività. Questa decisione, che era già stata approvata dal Consiglio nazionale (la Camera), media fra due posizioni opposte: da un lato i socialisti e i verdi, che avrebbero voluto un abbandono rapido e incondizionato; dall'altro i partiti di centro-destra favorevoli a continuare anche in futuro con l'energia nucleare.

La conseguenza sarà un addio progressivo e dilazionato: il primo reattore che sarà chiuso sarà il primo della centrale di Beznau nel 2019, a cui seguiranno il secondo di Beznau e quello di Mühleberg nel 2022 e quello di Gösgen nel 2029. Infine il più recente reattore svizzero, quello di Leibstadt, chiuderà nel 2034.

Il secondo compromesso riguarda il futuro del nucleare: non saranno rilasciate autorizzazioni per la costruzione di nuove centrali, ma «non sarà emanato alcun divieto di tecnologie». Questa aggiunta, che modifica il testo approvato alla Camera, lascia aperta la strada a un ripensamento: in futuro si potranno costruire altre centrali quando saranno state sviluppate tecnologie più sicure di nuova generazione. Inoltre la legge insiste sull'importanza di proseguire la ricerca nucleare in Svizzera.

La legge, a causa delle modifiche apportate, dovrà tornare ora alla Camera, che si pronuncerà a dicembre.



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