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MONDO - Politica
03-10-2011
Proseguono i programmi nucleari nei Paesi in via di sviluppo

L'incidente di Fukushima ha contribuito all'esito del referendum in Italia, e ha convinto il governo tedesco del cancelliere Angela Merkel a un clamoroso dietrofront. Ma molti Paesi in via di sviluppo sono ancora convinti che i benefici dell'energia nucleare restino maggiori rispetto agli svantaggi.
La parte del leone la fanno la Cina e l'India, ma anche diversi Paesi più piccoli in Asia e Africa hanno deciso recentemente di avviare o espandere un programma nucleare. L'incidente di Fukushima li ha rallentati nella maggioranza dei casi, ma non bloccati: i promotori ritengono che, una volta imparata la lezione giapponese, l'eventualità di un incidente del genere sarà scongiurata.
Il Sudafrica, l'unico Paese africano a usare già l'energia nucleare a scopi commerciali, vuole costruire altri 6 reattori, in aggiunta ai due già in funzione nella centrale di Koeberg (nella foto). I primi dovrebbero essere pronti nel 2024 o nel 2025, e a regime il Paese potrà disporre di 11.400 MW di energia nucleare: oltre sei volte tanto rispetto agli attuali 1800 MW.
All'altro capo dell'Africa, l'Egitto afferma che la recente rivoluzione che ha spodestato l'ex presidente Hosni Mubarak ha rallentato il nuovo programma nucleare, ma non lo fermerà. L'Egitto era stato il primo Paese arabo a lanciarne uno: congelato dopo l'incidente di Cernobyl, è stato ripreso nel 2007.
Nel frattempo il Paese più popoloso del continente, la Nigeria, ha intavolato trattative con la Russia per la costruzione della sua prima centrale. Nel luglio 2011 una delegazione della società nucleare statale russa Rosatom ha visitato il Paese africano. Il capo della missione, Nickolai Spasski, ha dichiarato che lo sviluppo della Nigeria «dipenderà pesantemente dal suo programma nucleare».
In Kenya, dove la copertura della rete elettrica è largamente insufficiente e la domanda in rapida crescita, l'energia nucleare è vista come un mezzo per risolvere questi problemi: secondo il governo una grande centrale multipla da 35.000 MW complessivi potrà soddisfare il 100% del fabbisogno nazionale fino al 2040.
In Medio Oriente, dove l'Iran ha da poco inaugurato la sua prima centrale, la prossima dovrebbe essere quella della Giordania: il primo reattore da 1000 MW dovrebbe entrare in attività nel 2019. Per il 2035 il governo punta a sfruttare l'energia nucleare per ricavare il 60% del fabbisogno elettrico nazionale e per desalinizzare l'acqua di mare: il Paese, prevalentemente desertico, soffre di una grande penuria di acqua potabile.
L'Asia sud-orientale è poi la zona più promettente per lo sviluppo dell'energia nucleare: la Malaysia, in grande crescita, e l'Indonesia, gigante demografico della regione, stanno avviando i propri programmi. Ma è il Vietnam il Paese allo stadio più avanzato: per la prima centrale è già stato firmato un accordo con la Russia. Conterrà due reattori del modello russo VVER da 1200 MW ciascuno; i lavori inizieranno nel 2014 e l'entrata in attività del primo reattore è prevista per il 2020. I rischi sismici e di tsunami, forti nel Paese, non hanno fermato il progetto: la commissione atomica nazionale ha dichiarato che le vicende giapponesi saranno studiate attentamente per evitare incidenti simili.
Infine, il governo delle Filippine ha deciso di riprendere il discorso interrotto nel 1986: la costruzione di una centrale, già iniziata negli anni Settanta, era stata sospesa per ragioni di sicurezza e per la vasta corruzione. Ora il governo ha due alternative: sfruttare la struttura già costruita, anche se completamente da ristrutturare, o costruirne una nuova.
Paolo Gangemi
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