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MONDO - Ambiente e salute
04-10-2011
Usa: il nucleare più efficiente fa risparmiare 40 milioni di tonnellate di CO2 all’anno

Anche se il governo americano non ha ratificato il Protocollo di Kyoto, le emissioni di gas serra degli Stati Uniti sono aumentate solo del 5% fra il 1990 e il 2010. Uno dei motivi di questo aumento moderato è il grande utilizzo dell'energia nucleare, che emette bassissime quantità di anidride carbonica, e di cui gli Stati Uniti sono il primo produttore mondiale. Non solo: dalla fine degli anni Novanta la performance delle centrali è aumentata notevolmente.
Ora questo miglioramento è stato quantificato in termini ambientali: negli ultimi 10 anni i 103 reattori americani hanno permesso di ridurre le emissioni di anidride carbonica di 40 milioni di tonnellate all'anno rispetto al periodo precedente. Questo dato quindi rappresenta un'ulteriore riduzione delle emissioni, che si somma a quella che le stesse centrali garantivano in precedenza.
Lo riferisce un recente articolo, pubblicato sul sito del National Bureau of Economic Research: "Deregulation, Consolidation, and Efficiency: Evidence from U.S. Nuclear Power", scritto da Lucas Davis e Catherine Wolfram della Haas School of Business dell'Università di Berkeley.
Secondo gli studiosi, i motivi di questo miglioramento sono fondamentalmente due: è aumentata del 10% l'efficienza e si sono ridotte notevolmente la frequenza e la durata degli spegnimenti. «Negli anni Settanta i reattori nucleari americani erano operativi per il 50% del tempo. Ora questa percentuale è salita al 95%», ha spiegato Davis.
Questi due progressi, a loro volta, sono stati determinati non da misure in favore dell'ambiente, ma dal mercato: originariamente la maggior parte delle società di elettricità possedevano al massimo una o due centrali nucleari. Alla fine degli anni Novanta con la deregolamentazione del mercato si è verificato un fenomeno di aggregazione: oggi le tre società più grandi controllano oltre un terzo della potenza nucleare installata negli Stati Uniti. In un mercato deregolamentato, concludono gli autori dello studio, è diventato essenziale per i produttori di energia nucleare vendere elettricità a prezzi competitivi, e quindi migliorare l'efficienza operativa.
Paolo Gangemi
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