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07-10-2011

A Fukushima si muore. Come in tutto il mondo



A Fukushima si muore. Come in tutto il mondo

La morte di un dipendente della Tokyo Electric Power Company (Tepco), che lavorava alla bonifica dell'ex centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi, ha riproposto sui media il fantasma delle radiazioni. In realtà la morte del tecnico non è dovuta alla radioattività: nei 46 giorni di lavoro nell'impianto, per 3 ore al giorno, era stato esposto a una dose cumulativa di 2 millisievert, molto al di sotto della soglia minima di pericolosità fissata in 100 millisievert all'anno.

L'uomo ha accusato un malore la mattina del 5 ottobre, durante una riunione, ed è stato trasportato in ospedale. È morto la mattina del 6 ottobre, per cause ancora da accertare.

In precedenza erano morti altri due tecnici che lavoravano nell'ex centrale, anche loro per cause estranee alla radioattività: uno di circa 60 anni di infarto, a maggio, e uno di 40 di leucemia, ad agosto. Altri due tecnici erano morti all'interno della centrale a causa dello tsunami.

Insomma, a Fukushima la radioattività non ha ancora fatto vittime. In tutto il Giappone sono stati invece 16.000 i morti (e 4000 i dispersi) a causa dello spaventoso terremoto dell'11 marzo e del successivo tsunami.

In effetti due vittime legate alla radioattività ci sono state, anche se il collegamento è molto indiretto. Ad aprile un vecchio di 102 anni si era suicidato per non lasciare la sua abitazione, situata in una zona da evacuare. A giugno un altro suicidio: un allevatore di bovini della zona, di 54 anni, si era tolto la vita perché rovinato economicamente a causa dell'impossibilità di vendere il latte delle sue mucche contaminato dalla radioattività.



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