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17-10-2011

Radioattività a Tokyo: Fukushima non c’entra, era materiale per orologi fosforescenti



Radioattività a Tokyo: Fukushima non c’entra, era materiale per orologi fosforescenti

Anche stavolta la paura aveva rimandato immediatamente all'energia nucleare: gli alti livelli di radioattività registrati il 13 ottobre in un edificio di Tokyo erano stati posti in relazione con l'incidente alla centrale di Fukushima. La radioattività proveniva invece da alcuni contenitori di vetro, nascosti sotto un pavimento, contenenti radio 226: una sostanza radioattiva usata in passato per fabbricare orologi fosforescenti.

La misurazione della radioattività aveva suscitato grande allarme, e in effetti, se fosse stata legata all'incidente di Fukushima, sarebbe stata una notizia clamorosa: l'evacuazione a causa della fuoriuscita di radioattività aveva coinvolto la popolazione in un raggio di 30-40 chilometri dalla centrale danneggiata, mentre Tokyo si trova a oltre 220 chilometri di distanza.

Oltretutto la radioattività misurata toccava punte di 3,35 microsievert all'ora: un valore più alto rispetto a quello registrato in alcune zone evacuate nei dintorni di Fukushima.

Il 14 ottobre i contenitori con il radio sono stati rimossi, e la radioattività è subito scesa a valori compresi fra 0,062 e 0,118 microsieverts all'ora: livelli ampiamente sotto la soglia di pericolo. Di conseguenza sono state rimosse le barriere con cui era stata transennata la zona.

Il radio 226 veniva utilizzato per gli orologi fosforescenti negli anni Cinquanta, mentre a partire dal 1960 era stato sostituito dal promezio, più economico e molto meno radioattivo. Nel 1958 una legge giapponese aveva imposto l'obbligo di ottenere una licenza per conservare il radio. «È certamente possibile che il proprietario di queste sostanze non fosse a conoscenza dell'entrata in vigore della legge, e che si sia semplicemente dimenticato il materiale radioattivo nelle bottiglie», hanno commentato le autorità giapponesi.

In questo caso, in definitiva, l'incidente di Fukushima ha portato paradossalmente un beneficio: la popolazione, sensibilizzata sulla questione della radioattività, ha iniziato a misurarla intorno a sé. E a scoprirla in attività che non hanno a che vedere con le centrali nucleari.

Paolo Gangemi 



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