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MONDO - Scorie
25-10-2011
Il deposito geologico è una soluzione sicura per le scorie

Per le scorie nucleari di alto livello, quelle che restano radioattive più a lungo, il deposito geologico in profondità è la soluzione più indicata secondo la maggior parte degli studiosi. La conferma viene da una nuova ricerca, pubblicata sul numero estivo del bollettino telematico della European Nuclear Society (ENS).
Lo studio, intitolato "Uncertainty analyses of models for high-level waste and spent fuel disposal: Results of the MICADO and GLAMOR projects", si è basato sui risultati di due progetti di ricerca finanziati dalla Commissione Europea: il primo, Glamor (A Critical Evaluation of the Dissolution Mechanisms of High Level Nuclear Waste Glasses in conditions of Relevance for Geological Disposal), è stato condotto fra il 2002 e il 2006 e coordinato da Pierre Van Iseghem dell'SCK-CEN di Mol (Belgio); il secondo, Micado (Model uncertainty for the mechanism of dissolution of spent fuel in nuclear waste repository), è stato guidato dal 2007 al 2010 da Bernd Grambow del Laboratoire Subatech di Nantes (Francia).
Entrambi i progetti hanno preso in considerazione la stabilità delle scorie nel tempo. Le formazioni saline, argillose o granitiche, le più indicate per ospitare un deposito permanente, hanno una stabilità geologica di decine di milioni di anni e sono caratterizzate da movimenti molto lenti delle falde acquifere.
Proprio la resistenza alle eventuali infiltrazioni di acqua è stata il parametro studiato dalla ricerca Glamor. I risultati indicano che i contenitori di scorie vetrificate sono in grado di resistere all'azione dell'acqua per oltre 100.000 anni: una durata superiore a quella della radioattività delle scorie di alto livello.
Lo studio Micado, che ha considerato le deboli emissioni di radioattività emesse dalle scorie vetrificate, ha dimostrato che la durata dell'isolamento va dalle decine di migliaia ai milioni di anni, anche prendendo in considerazione le degradazioni dei contenitori evidenziata dallo studio Glamor.
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



