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MONDO - Ambiente e salute
09-11-2011
Ripensamenti sul nucleare avrebbero conseguenze gravi per il clima
Contrastare i cambiamenti climatici sta diventando sempre più problematico, e potrebbe diventare ancora più difficile se si riducesse il contributo dell'energia nucleare nel mondo. Lo afferma il rapporto "World Energy Outlook 2011", realizzato dall'International Energy Agency (IEA) e presentato il 9 novembre 2011.
Il documento analizza tre possibili scenari futuri, fino al 2035. Nello scenario più cauto, chiamato "Politiche attuali", si immagina la prosecuzione delle politiche attuali, in cui cioè gli impegni assunti dai vari Paesi non vengono attuati. Lo scenario intermedio, chiamato "Nuove politiche", è quello che il rapporto considera come scenario base, e prevede un'attuazione parziale degli impegni presi. Infine lo scenario 450 considera tutte le politiche energetiche necessarie per l'obiettivo di mantenere al di sotto dei due gradi l'aumento delle temperature globali rispetto ai livelli preindustriali.
Per quanto riguarda l'energia nucleare, l'IEA considera gli interrogativi suscitati dall'incidente di Fukushima, ma sottolinea che «in Paesi come Cina, India, Russia e Corea, che stanno guidando l'espansione di questa fonte, le politiche in materia non sono state modificate»: secondo lo scenario "Nuove politiche" la produzione mondiale aumenterà di oltre il 70% fino al 2035.
Il rapporto prende in esame però anche la possibilità di ripensamenti sul nucleare: l'ipotesi presa in considerazione è che nessun nuovo reattore venga costruito nell'area OCSE, che i Paesi in via di sviluppo costruiscano solo la metà dei nuovi impianti previsti nello scenario "Nuove politiche" e che la durata dell'attività dei reattori attualmente in funzione venga ridotta. In questo caso aumenterebbe enormemente la domanda di combustibili fossili: «L'incremento del consumo mondiale di carbone equivarrebbe, in volume, a due volte il livello corrente delle esportazioni di carbone dell'Australia; la maggior richiesta di gas corrisponderebbe, invece, ai due terzi delle attuali esportazioni di gas della Russia».
Oltre a rendere più difficile e più costoso l'obiettivo di contrastare il riscaldamento globale, questo complicherebbe anche i programmi dei Paesi emergenti per venire incontro alla forte crescita della domanda di energia.
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