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16-11-2011

La Germania fa i conti



La Germania fa i conti

Per la Germania, prima potenza europea, l'addio al nucleare è una scelta che comporterà un costo economico significativo. Se questo si sapeva, ora dalle varie industrie stanno arrivando i conti precisi in seguito alla chiusura delle prime 8 centrali.

La RWE e la E.On, due fra le principali società energetiche tedesche, hanno annunciato i bilanci relativi ai primi 9 mesi del 2011. La E.On, di cui sono stati fermati due reattori su sei, ha annunciato una perdita totale di 2,3 miliardi di euro. La RWE, che ha visto la chiusura di due dei suoi cinque reattori, ha dichiarato che i profitti sono scesi del 30% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La perdita dovuta al settore nucleare ammonta da sola a un miliardo di euro, e comprende anche le spese per la tassa sul combustibile.

La tassa era stata decisa nel 2010 dal governo del cancelliere Angela Merkel come compromesso: le centrali nucleari avrebbero potuto continuare la loro attività ma pagando appunto una nuova tassa sul combustibile. Dopo l'incidente di Fukushima, il prolungamento delle centrali è stato ritirato, ma la tassa no, ed è ora al centro di una disputa legale fra il governo e le aziende che gestiscono gli impianti.

Per il 2012 i costi saranno ancora maggiori. La VIK, l'associazione che riunisce le industrie del settore energetico, prevede per il 2012 un aumento medio delle bollette del 9%: una stima molto più pessimistica del 5% annunciato dal governo. Inoltre avverte che sarà ridotta la sicurezza dell'approvvigionamento di elettricità. In tutto, secondo Matthias Kollatz-Ahnen, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (BEI), per rinunciare all'energia nucleare in 10 anni la Germania dovrà spendere almeno 90 miliardi di euro.



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