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MONDO - Uranio e combustibile
23-12-2011
L’uranio fra i ghiacci

Sarà forse che nelle zone polari l'innalzamento del livello del mare suscita più preoccupazione, e quindi si guarda con occhio più favorevole alle fonti di energia a bassissime emissioni di gas serra, fra cui anche l'energia nucleare. O saranno forse solo motivazioni economiche, più ascoltate in tempi di crisi finanziaria. Fatto sta che negli ultimi tempi due territori artici hanno aperto la strada all'industria mineraria dell'uranio.
La Groenlandia, che fa parte del regno di Danimarca ma sta accentuando sempre più la propria autonomia, ha accettato di includere i materiali radioattivi nella licenza mineraria concessa alla società australiana Greenland Minerals and Energy. Il permesso si riferisce al giacimento di Kvanefjeld, stimato il secondo più ricco del mondo per quanto riguarda le terre rare (6,6 milioni di tonnellate) e il sesto per l'uranio (135.000 tonnellate), più alcune zone minerarie circostanti.
È simile il discorso in Canada, il secondo produttore di uranio al mondo: nella provincia di Terranova e Labrador (est del Paese), la questione dell'uranio è stata affrontata dall'assemblea degli inuit che vivono nella provincia e hanno alcuni poteri decisionali sul proprio territorio. L'assemblea ha votato all'unanimità per terminare la moratoria sulle miniere di uranio nel territorio di propria competenza.
Di conseguenza, le attività esplorative dei giacimenti potranno iniziare verso la metà del 2012. Anche questa licenza è di una società australiana: la Paladin Energy, che controlla sei giacimenti minerari nel Canada orientale (di cui cinque nel territorio inuit).
Secondo la Paladin, il Labrador diventerà la seconda più importante provincia canadese per quanto riguarda l'uranio, dopo il Saskatchewan. Le riserve già misurate nei sei giacimenti sono di 5800 tonnellate, a cui si devono sommare altre 20.000 tonnellate stimate e ulteriori 26.400 tonnellate "indicate", cioè non verificate ma valutate ragionevolmente probabili in base alle analisi.
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



