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MONDO - Energia



27-12-2011

Il futuro parla cinese



Il futuro parla cinese

Alla fine del 2011, il quarto reattore della centrale nucleare di Qinshan II (nella foto) ha portato a 15 il totale dei reattori cinesi in attività. Entro il 2030, secondo la società di ricerche americana Enerdata, la Cina insidierà il primato americano in materia di nucleare civile, con una potenza installata di quasi 100.000 MW.

Attualmente la prima posizione è saldamente nelle mani degli Stati Uniti, seguiti a distanza, nell'ordine, da Francia, Giappone e Russia. Fra 20 anni la Francia scenderà dalla seconda alla quarta posizione, scavalcata anche dalla Russia, ma conserverà il primato per la più alta percentuale di elettricità nazionale ricavata dall'energia nucleare. Fra le prime dieci entreranno anche l'India e la Turchia, rispettivamente al settimo e all'ottavo posto.

Secondo l'analisi di Enerdata, il fenomeno si spiega con due tendenze contrapposte: da un lato i Paesi emergenti stanno puntando sull'energia nucleare in vista di una rapidissima crescita della domanda interna di energia; dall'altro, in alcuni Paesi occidentali e in Giappone, l'opinione pubblica è stata traumatizzata dall'incidente di Fukushima e ha spinto i governi a rivedere i programmi nucleari avviati o progettati.

Anche dal punto di vista della tecnologia a crescita della Cina è sensibile, anche se meno spettacolare: il nuovo reattore di Qinshan II, del modello CNP-600, è stato sviluppato in gran parte in base a un progetto cinese.

La Cina inoltre sta investendo pesantemente nella ricerca, e in questo settore ha trovato un partner inaspettato: la società TerraPower di Bill Gates. Il magnate dell'informatica è da tempo attivo nel sostenere l'energia nucleare, e in particolare per lanciare una nuova generazione di piccoli reattori modulari ad onde viaggianti. La TerraPower ha già elaborato un progetto, e sta cercando un Paese dove sperimentarlo. La collaborazione con la Cina, da poco avviata, è apparsa a entrambi un'occasione promettente: la TerraPower potrà sviluppare il proprio progetto in tempi più rapidi di quelli immaginabili in America, mentre per i cinesi sarà l'occasione per guadagnare una posizione di assoluta avanguardia in un settore innovativo della ricerca nucleare.

Paolo Gangemi



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