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MONDO - Ambiente e salute
05-01-2012
Nuove ipotesi sui danni della radioattività

Un fatto finora ritenuto indiscutibile è che la radioattività è dannosa anche in dosi minime. Ora però questo dogma è messo in dubbio da uno studio condotto al Lawrence Berkeley National Laboratory del Dipartimento dell'energia americano e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
Il motivo per cui la radioattività è nociva per gli organismi viventi è che danneggia il dna delle cellule. Se questi danni sono gravi, i meccanismi di autoriparazione delle cellule non riescono a correggerli, e si possono sviluppare malfunzionamenti di vario tipo, fino ai tumori.
Finora i danni alla salute umana sono stati misurati sulle alte dosi di radioattività, mentre per le dosi basse si è sempre usata l'ipotesi della linearità: se si dimezza la dose si dimezza anche il danno, e così via, senza mai raggiungere la soglia della pericolosità zero.
Ora però i ricercatori americani hanno effettuato esperimenti in laboratorio con dosi basse di radioattività su alcuni campioni di cellule umane, osservate in diretta con la tecnica del time-lapse imaging (riprese temporizzate). E i risultati sono sorprendenti: «I nostri dati mostrano che, a basse doti di radioattività, i meccanismi cellulari per riparare il dna funzionano molto meglio che ad alte dosi», spiega Mina Bissell, ricercatrice specializzata in tumori mammari al Dipartimento di scienze della vita del Berkeley Laboratory.
Il biofisico Sylvain Costes (nella foto), che ha guidato lo studio, ha paragonato il meccanismo a quello di un carrozziere: se arrivano decine di automobili tutte insieme, la qualità delle riparazioni sarà scadente. Se invece c'è da aggiustare un'automobile sola, sarà facile rimetterla a posto in breve tempo. In pratica, i danni della bassa radioattività sul dna delle cellule potrebbero essere abbastanza ridotti da poter essere riparati, e quindi non causare danni alla salute della persona.
Secondo Costes il motivo biologico di questo fenomeno è da ricercare nell'evoluzione: la radioattività naturale a cui la specie umana è stata esposta nel corso della sua storia è sufficientemente bassa da non causare al dna più di un danno alla volta, per cui i meccanismi di autoriparazione delle cellule si sono evoluti per fronteggiare questo tipo di pericoli.
Gerry Thomas, docente di patologia molecolare all'Imperial College di Londra, giudica la nuova teoria sensata, ma avverte che «è necessaria molta cautela perché sono stati utilizzati modelli in vitro, che potrebbero non essere completamente rappresentativi di quello che succede in vivo».
Secondo Thomas, comunque, la nuova teoria potrebbe descrivere le conseguenze dell'incidente di Cernobyl, dove la maggior parte della popolazione è stata esposta a bassi livelli di radioattività. E potrebbe anche spiegare perché la radioterapia usata in oncologia raramente causa a sua volta tumori: la radioattività a forti dosi viene indirizzata sulle cellule tumorali, mentre quelle sane ricevono radioattività a dosi molto più basse.
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



