News
News correlate
Clini ribadisce: uno sbaglio rinunciare per principio al nucleare
Parlare di nucleare in Italia, oggi
Il nucleare italiano non è finito
Ancora una vittoria italiana nei bandi per il reattore ITER
ITER parla sempre più italiano
ITALIA - Commenti
10-01-2012
La ricerca nucleare in Italia oggi: come e perché

Anche se il programma nucleare italiano è stato fermato dal referendum, è importante che la ricerca di base prosegua. Lo ha spiegato il commissario dell'Enea Giovanni Lelli (nella foto) in un'intervista pubblicata sul sito Quotidiano Energia.
Secondo Lelli «le tecnologie una volta sviluppate possono avere diverse applicazioni con ricadute economiche rilevantissime anche in settori diversi». Nel caso della ricerca nucleare, Lelli ha fatto l'esempio delle radiazioni ionizzanti, «che derivano dalla ricerca sul nucleare in campo energetico e trovano applicazione in campo medico per la cura di tumori superficiali e per studiare la struttura della materia».
L'altro motivo fondamentale per puntare sulla ricerca è la competitività industriale: «L'attività di ricerca porta, di fatto, a mobilitare una capacità di offerta da parte della nostra industria in un settore tecnologicamente avanzato, provocando delle ricadute positive (in parte note e in parte non immediatamente prevedibili) in diversi campi. Ma soprattutto consente di sviluppare una conoscenza, una capacità e uno spessore tecnologico - sia nel pubblico che nel privato - che è il vero valore di queste attività».
A questo proposito Lelli ha citato la ricerca nucleare dell'Enea, che «si accompagna a un avanzamento nel settore dell'elettronica e del controllo automatico degli impianti, nel settore chimico per la manifattura di nuovi tipi di combustibile e molto altro ancora». Lelli ha anche ricordato che l'Enea, oltre alle attività di ricerca svolte in Italia, partecipa a diversi progetti internazionali, fra cui quello per il reattore a fusione nucleare Iter, in costruzione a Cadarache (Sud della Francia): «Come risultato di queste intense attività, possiamo dire che con il tempo abbiamo qualificato le industrie del nostro Paese in questo settore: non è un caso che del primo miliardo stanziato per Iter, la metà sia andata a imprese italiane. Si tratta di un riconoscimento importante soprattutto perché i contratti non riguardano le opere civili ma settori di punta come la superconduttività».
Per queste ragioni «la ricerca è senza dubbio la chiave più garantita per uscire dalla crisi e promuovere lo sviluppo del Paese. Soltanto se l'Italia riuscirà a sviluppare, grazie a sinergie pubblico-privato e con un innesto di denaro pubblico (anche europeo), le sue capacità in settori di punta potrà iniziare a esportare conoscenza e a importare soldi». Di conseguenza, ha concluso Lelli, «la cosa più importante è far capire ai politici il valore degli enti di ricerca pubblici e delle infrastrutture che il Paese possiede già».
(Nessum commento.)



