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MONDO - Ambiente e salute



11-01-2012

Il Canyon della discordia



Il Canyon della discordia

Il segretario all'interno degli Stati Uniti, Ken Salazar, ha stabilito una moratoria di 20 anni sulle miniere di uranio in un'area di circa 400.000 ettari intorno al Grand Canyon (Arizona). La decisione non giunge inaspettata: era stata decisa in via provvisoria nel 2009, e poi prolungata di sei mesi nel 2011, per consentire la preparazione di uno studio di impatto ambientale.

Il provvedimento non blocca l'attività delle miniere già approvate: secondo il Bureau of Land Management (BLM) potranno essere realizzate fino a 11 miniere contro le 30 previste senza la moratoria. Sarà inoltre permesso portare avanti ulteriori studi di impatto ambientale, per riprendere eventualmente l'attività mineraria alla scadenza della moratoria, sulla base delle migliori conoscenze disponibili. La misura non riguarda il complesso dell'attività mineraria ma solo l'estrazione di metalli e pietre dure: sarà possibile per esempio richiedere e ottenere permessi per progetti geotermici.

La decisione, accolta favorevolmente dalle associazioni ambientaliste, è stata motivata con la necessità di salvaguardare il paesaggio, tutelare la qualità delle acque del Rio Colorado e rispettare lo status di luogo sacro che il Grand Canyon riveste per alcune tribù indiane.

Non tutti però sono dello stesso parere. Le industrie minerarie e nucleari hanno denunciato le ricadute negative in termini occupazionali, mentre il Nuclear Energy Institute ha rilevato l'assenza di «qualsiasi giustificazione scientifica» nella decisione: «La paura dei fantasmi non porta a una politica energetica ragionevole ed efficace».

Sul versante politico, un gruppo di parlamentari guidati dal senatore John McCain ha criticato la decisione di Salazar definendola una mossa propagandistica in vista della campagna elettorale per le elezioni presidenziali di novembre: un approccio emozionale che impedisce «un'attività mineraria moderna a basso impatto ambientale a molti chilometri dal Grand Canyon.

Secondo McCain inoltre la decisione rinnegherebbe un accordo già stipulato nel 1984 con le associazioni ambientaliste, in base al quale circa due terzi del territorio in questione sono già stati sottratti permanentemente alle attività estrattive, mentre la parte restante è stata giudicata compatibile con la presenza di miniere.

M.L.



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