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16-01-2012

Il primo reattore alimentato da un acceleratore di particelle



Il primo reattore alimentato da un acceleratore di particelle

L'11 gennaio 2012 è stato avviato a Mol (Belgio) il primo reattore nucleare alimentato da un acceleratore di particelle: un piccolo modello dimostrativo di un impianto che potrebbe risolvere molti problemi legati alla gestione delle scorie radioattive.

Il nuovo reattore è una variante del modello Venus, moderato a piombo, e si chiama Guinevere: è l'acronimo da Generator of Uninterrupted Intense NEutrons at the lead VEnus Reactor (ma è anche il nome inglese di Ginevra, la moglie di re Artù). È stato costruito dal Centre national de la recherche scientifique (CNRS) francese, in collaborazione con il Centre d'étude de l'energie nucléaire (SCK-CEN) belga e con il sostegno della Commissione Europea.

Guinevere è progettato per essere subcritico in condizioni normali: la reazione a catena di fissione nucleare tende cioè a spegnersi da sola. Quando però, come è avvenuto l'11 gennaio, il reattore viene collegato a un acceleratore di particelle, allora la reazione a catena si mantiene e il reattore raggiunge lo stato cosiddetto critico: l'acceleratore infatti emette un fascio costante di protoni verso un bersaglio metallico che sprigiona neutroni, che a loro volta alimentano la reazione a catena nel reattore. Quando si scollega l'acceleratore, si interrompe il fascio di protoni e quindi la reazione a catena si ferma in breve tempo: una garanzia di sicurezza in più rispetto ai reattori tradizionali.

Guinevere ha per ora una potenza di appena 1 kW, ma è il primo passo di un programma di ricerca più ambizioso, portato avanti dal CNRS in collaborazione con il SCK-CEN e altri 12 laboratori europei con un budget di 960 milioni di euro: la costruzione di Myrrha (Multipurpose Hybrid Research Reactor for High-tech Applications), un reattore simile concettualmente a Guinevere, ma con una potenza di 57 MW. Myrrha sarà costruito a sua volta nel laboratorio di Mol, e l'inizio della sua attività è previsto per il 2023.

Myrrha servirà per produrre isotopi, ma anche e soprattutto per la ricerca sulla gestione delle scorie nucleari: i reattori di questo tipo possono essere usati per la trasmutazione, cioè il fenomeno per cui gli elementi con una radioattività di lunga durata si fondono per formare elementi la cui radioattività ha una durata molto più breve. Se si riuscirà a realizzarla su larga scala, la trasmutazione potrà semplificare enormemente la sistemazione definitiva delle scorie nei depositi permanenti.

Paolo Gangemi



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