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MONDO - Politica
17-01-2012
La politica coreana a tutto campo

La Corea del Sud è una delle potenze economiche emergenti nel settore dell'industria nucleare: dopo la vittoria nel ricchissimo bando per le centrali degli Emirati Arabi Uniti, punta ad arrivare entro il 2030 a una quota del 20% del mercato mondiale dei reattori, classificandosi al terzo posto nel mondo dopo Stati Uniti e Francia.
L'industria corea però è ancora dipendente dalla tecnologia estera: per questo il governo sta portando avanti un grande programma di sviluppo tecnologico, chiamato Nu-Tech 2012, per sviluppare una filiera nucleare totalmente nazionale. I tre settori su cui si concentra in particolare il programma sono i sistemi di interfaccia uomo-macchina, le pompe di raffreddamento e la progettazione di nuovi reattori: entro il 2012 è previsto il completamento del progetto per un nuovo modello chiamato I-Power, innovativo e interamente coreano.
Sul fronte interno, alla fine del 2011 il ministro per l'economia della conoscenza Hong Suk-woo ha dichiarato che nonostante l'incidente di Fukushima il programma nucleare coreano non cambierà: proseguiranno i lavori per i 7 reattori in costruzione e per altri 11 progettati entro il 2030. L'obiettivo è portare la quota di elettricità prodotta con l'energia nucleare dal 32% attuale al 48,5% nel 2024 e al 59% nel 2030.
Per alimentare questa crescita nucleare, la Corea del Sud sta ampliando la propria politica per quanto riguarda i rifornimenti di combustibile. All'inizio del 2012 la società mineraria Korea Resources Corporation (Kores) ha deciso di investire 2,7 milioni di euro in due anni per assicurarsi il 50% della miniera di uranio di Mkuju (Tanzania).
Allo stesso tempo il governo, intavolando trattative con gli Stati Uniti, sta cercando di modificare l'accordo bilaterale di cooperazione nucleare: l'obiettivo è ottenere il permesso di procedere in modo autonomo all'arricchimento dell'uranio e al riciclo del combustibile usato.
Mauwa Lauro
(Nessum commento.)



