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MONDO - Energia
26-01-2012
I siti per le nuove centrali? Le zone militari dismesse

L'idea viene dalla Repubblica Ceca, e sembra l'uovo di Colombo per aggirare la sindrome Nimby (Not In My Back Yard, cioè non nel mio giardino): le nuove centrali nucleari possono essere costruite nelle zone militari dismesse, minimizzando l'impatto sulla popolazione.
La fine della guerra fredda ha rallentato la corsa agli armamenti, e in molti casi materiali e installazioni militari sono stati riconvertiti per usi civili. È un fenomeno chiamato "trasformare le spade in aratri", usando la metafora del profeta Isaia: le stesse lame che hanno difeso un territorio ora devono servire per renderlo produttivo.
In ambito nucleare l'esempio più classico è il programma "Megatons to Megawatts", che trasforma l'uranio ad alto arricchimento contenuto nelle testate atomiche sovietiche in uranio a basso arricchimento venduto per alimentare le centrali nucleari americane.
Ora si è inserita la proposta di Václav Bartuška, supervisore del progetto di espansione della centrale nucleare di Temelín. Il governo ceco vuole potenziare il settore nucleare, per portarlo a fornire l'80% dell'elettricità nazionale (attualmente la percentuale è poco superiore al 30%): in questo modo il Paese diventerebbe il più nuclearizzato al mondo, superando anche la Francia, che ricava dall'energia nucleare il 75% del proprio fabbisogno elettrico.
Per questo i due nuovi reattori progettati nella centrale di Temelín non basteranno: servono nuove centrali, e quindi nuovi siti pronti a ospitarle. L'idea di adibire le zone militari all'ambito nucleare non è nuova, e vari siti abbandonati dall'esercito ceco erano stati presi in considerazione come possibili sedi del deposito di scorie radioattive: per esempio Hradištì (nord del Paese), Boletice (sud) e Brdy (ovest, nella foto). Sembra però che in base alle analisi sismiche e geologiche queste località potrebbero non essere idonee, e bisognerà quindi ampliare la lista delle candidature.
Paolo Gangemi
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