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MONDO - Energia
01-02-2012
Anche la Francia dovrà prolungare la vita dei reattori

La Francia non ha scelta: dovrà prolungare la durata dei propri reattori nucleari, che quindi resteranno in attività per 60 anni anziché 40 come previsto originariamente. Lo afferma il rapporto "Les coûts de la filière électronucléaire", realizzato dalla della Corte dei Conti francese e pubblicato il 31 gennaio.
Dei 58 reattori oggi in funzione in Francia, infatti, ben 22 compiranno il quarantesimo anno entro il 2022: allungare la loro vita servirà al Paese per continuare ad assicurare il rifornimento di elettricità a costi ragionevoli.
Le alternative sono due, entrambe da scartare secondo la Corte dei Conti. La prima è sostituire le centrali in età da pensione con 11 impianti di nuova generazione: un'operazione impossibile da effettuare in tempi brevi. La seconda opzione è diversificare il mix energetico: la Francia è il Paese del mondo più dipendente dall'energia nucleare, che soddisfa tre quarti del fabbisogno elettrico nazionale. Ridurre questa quota è teoricamente possibile (ed è la scelta caldeggiata dall'opposizione socialista) ma, oltre a richiedere a sua volta tempi lunghi, comporta costi elevati, che la Corte dei Conti giudica eccessivi.
In ogni caso, dato che il governo non ha intrapreso nessuna di queste due strade alternative, secondo la Corte dei Conti ha già optato implicitamente per il prolungamento: una soluzione già attuata negli Stati Uniti e in altri Paesi, e allo studio anche in Giappone.
Anche in questo caso, secondo il rapporto, saranno necessari investimenti consistenti per la manutenzione e per rinforzare le misure di sicurezza alla luce dell'incidente di Fukushima. Di conseguenza i costi della produzione potrebbero aumentare del 10%.
(Nessum commento.)



