News
News correlate
La ruggine che neutralizza le scorie
Premio per l'ambiente a nuova tecnica di smaltimento delle scorie
Bonificare la radioattività con i batteri
Francia: inaugurato il primo "crogiolo freddo" per le scorie
Nuova tecnica per catturare il cesio e bonificare le scorie
Viene dagli ospedali la nuova arma contro le scorie
MONDO - Ricerca
13-02-2012
Nuova tecnica per ridurre la radioattività

Viene dall'America una nuova tecnica più efficace ed economica per ridurre la radioattività: potrà essere usata per riprocessare le scorie nucleari e per bonificare i reattori danneggiati da incidenti.
La scoperta, pubblicata sul Journal of the American Chemical Society, è stata effettuata dai ricercatori dei Sandia National Laboratories del Dipartimento dell'energia degli Stati Uniti, guidati da Tina Nenoff.
Gli scienziati si sono concentrati in particolare sugli isotopi radioattivi dello iodio: in particolare lo iodio 129 e lo iodio 131 sono fra le sostanze più diffuse e pericolosi fra quelle contenute nelle scorie o rilasciate dai gravi incidenti nucleari.
Per assorbire lo iodio radioattivo si usano attualmente particolari minerali, le zeoliti, che però per funzionare hanno bisogno di essere legate all'argento: i composti risultanti sono efficaci ma costosi e inquinanti.
Per questo i ricercatori americani hanno pensato a particolari composti cristallini simili alla zeolite, chiamati "strutture metallorganiche" (MOF, dall'inglese Metal-Organic Frameworks): sono materiali porosi costituiti da un nucleo centrale metallico legato a una serie di molecole organiche (la struttura è schematizzata nel disegno). Per l'assorbimento dello iodio radioattivo possono sostituire la zeolite e non hanno bisogno dell'argento.
Naturalmente, le proprietà di questi materiali variano notevolmente a seconda dei metalli e delle sostanze organiche che li compongono. Per questo Tina Nenoff e i suoi collaboratori li hanno investigati e hanno concluso che il più adatto allo scopo è una determinata sostanza chiamata ZIF-8: è la più simile alle zeoliti per quanto riguarda l'assorbimento dello iodio. È su questa sostanza che si indirizzeranno le ricerche future per applicare in pratica questi risultati.
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



