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MONDO - Industria/economia



02-03-2012

La Germania ferma i reattori? Una manna per la Francia



La Germania ferma i reattori? Una manna per la Francia

La decisione del governo tedesco di fermare otto reattori nucleari si è rivelata un grande affare in termini economici. Ma non per la Germania: per la Francia.

Le cifre del vantaggio francese sono state calcolate da uno studio realizzato dalla società di consulenza Sia Conseil, specializzata in tematiche energetiche e ambientali, pubblicato il 28 febbraio: 360 milioni di euro in nove mesi, fra marzo e dicembre 2011. La stima è stata elaborata sulla base di un prezzo medio di 51 euro al MWh.

Il governo di centro-destra guidato dal cancelliere Angela Merkel, dopo aver deciso all'inizio del 2010 di prolungare l'attività delle centrali nucleari tedesche, ha fatto marcia indietro nel marzo 2011, in seguito all'incidente di Fukushima: ha fermato immediatamente sette dei reattori più vecchi, un altro non l'ha riavviato e ha deciso di chiudere progressivamente tutti gli altri entro il 2022.

Così la Germania, che normalmente è un'esportatrice di elettricità (anche verso la Francia), si è trovata in una situazione in cui la sua potenza installata si è ridotta improvvisamente di 8300 MW. Di conseguenza, oltre a riattivare impianti termoelettrici vecchi e inquinanti, ha ridotto drasticamente le esportazioni ed è dovuta anche ricorrere alle importazioni. A sua volta la Francia, proprio grazie alla sua potenza nucleare, e viste anche le condizioni climatiche miti del 2011, ha avuto un surplus elettrico che ha venduto proprio ai vicini che ne avevano bisogno: la direzione delle esportazioni si è dunque ribaltata.

Secondo lo studio, inoltre, anche il 2012 potrebbe chiudersi con un bilancio a favore della Francia.



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