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ITALIA - Formazione/comunicazione
05-04-2012
L’Italia rilancia sulla fusione

Nella ricerca sulla fusione nucleare l'Italia è in prima linea. E deve continuare così, anche perché le ricadute economiche sono dell'ordine dei miliardi di euro. Il prossimo obiettivo è realizzare in Italia il progetto Fast: un esperimento di fusione propedeutico al reattore sperimentale Iter, in costruzione a Cadarache (Francia).
Il punto sulla situazione è stato fatto il 5 aprile nel corso del workshop "La ricerca sulla fusione nucleare e le sue ricadute industriali. Un caso di successo nel panorama industriale italiano", organizzato nella sede dell'Enea in collaborazione con il CNR, con la partecipazione del commissario Enea Giovanni Lelli, del presidente del CNR Luigi Nicolais e dell'eurodeputato Amalia Sartori.
Secondo il comunicato dell'Enea, «La realizzazione di Fast rappresenta un'opportunità sia per gli enti di ricerca che per l'industria italiana, in grado di fornire un forte impulso alla crescita in termini di innovazione e di formazione scientifica e tecnologica in un settore strategico per l'energia del futuro, e che permette al nostro Paese di rivestire un ruolo da protagonista nell'era dell'energia da fusione».
Per un progetto di questo tipo è fondamentale l'inserimento in una dimensione internazionale: per questo, come primo passo, l'Associazione italiana sulla fusione nucleare (Euratom-ENEA) ha firmato un accordo di collaborazione con l'omologo ente polacco (Euratom-IPPLM), che prevede tra l'altro la progettazione di Fast (nell'immagine).
La comunità scientifica italiana vuole in questo modo consolidare il proprio ruolo di primo piano nel progetto Iter, sia per quanto riguarda il settore pubblico sia per quello privato: le industrie italiane hanno già firmato con il consorzio ITER oltre 20 contratti, per un totale che supera i 500 milioni di euro.
(Nessum commento.)



