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ITALIA - Formazione/comunicazione



30-06-2010

Puntare sulla ricerca, per tornare nella serie A del nucleare



Puntare sulla ricerca, per tornare nella serie A del nucleare

Il ritorno del nucleare in Italia dev'essere accompagnato da una forte accelerazione della ricerca scientifica e tecnologica: solo così l'Italia potrà riallacciarsi alla sua grande tradizione e al ruolo di primissimo piano che ha avuto per buona parte del Novecento.

È il pensiero di Francesco De Falco, amministratore delegato di Sviluppo Nucleare Italia, la joint venture fra Enel e EdF che sta progettando la prima tornata delle prossime centrali italiane.

De Falco, intervenendo all'incontro "Energia Nucleare - per decidere da che parte stare", organizzato a Roma il 23 giugno, ha ricordato la grande tradizione nucleare italiana, dagli esperimenti pionieristici di Enrico Fermi (nella foto) negli anni Trenta fino a quando, dopo il boom economico, l'Italia era il terzo produttore al mondo di energia nucleare.

Dopo la brusca chiusura delle centrali in seguito al referendum del 1987, «stiamo riacquistando know-how e costruendo la generazione futura di manager. Enel ha tracciato un solco per il futuro del nucleare in Italia», con tecnologia e investimenti, ma anche con giovani ingegneri che lavorano nelle sue centrali all'estero. Tutto ciò secondo De Falco può bastare per costruire nuove centrali italiane, ma non per un ritorno a pieno titolo fra i Paesi all'avanguardia: per questo «serve un impegno diretto delle università e della ricerca. Altrimenti, da un punto di vista industriale, saremo costretti a una posizione difensiva».

Si è detto d'accordo Marco Sumini, direttore del master in ingegneria nucleare all'università di Bologna: l'eredità di Fermi, cioè la tradizione italiana di studio, ricerca e progettazione, «è un patrimonio che abbiamo rischiato di perdere e ora abbiamo la possibilità di rilanciare».

Dall'incontro è emersa anche la necessità del consenso tra la popolazione: secondo Francesco Giorgianni, responsabile affari istituzionali di Enel, bisogna superare le «percezioni distorte» e soddisfare la richiesta di informazione. Sulla questione delle scorie, una delle più sentite dall'opinione pubblica, Giorgianni spiega che le soluzioni tecnologiche ci sono e vengono portate avanti in Finlandia, Francia, Spagna, Svizzera, Slovacchia: «Non dobbiamo parlarne come se dovessimo inventare noi in Italia la soluzione mondiale». Si tratterà invece di «scegliere uno dei modelli esistenti».

Paolo Gangemi



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