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MONDO - Industria/economia



21-05-2012

Piccoli reattori, grandi manovre



Piccoli reattori, grandi manovre

Sono sempre di più le industrie americane che scommettono sui piccoli reattori modulari, visti da molti come la soluzione più promettente per il futuro nucleare degli Stati Uniti (e non solo).

L'iniziativa più recente e più indicativa è la NexStart SMR Alliance, fondata dalla Westinghouse e dal consorzio Missouri Electric Alliance per raccogliere finanziamenti dal Dipartimento dell'energia (DOE): al gruppo hanno aderito numerose altre società, fra cui tre grandi aziende del nucleare come Exelon, Dominion Virginia e FirstEnergy, oltre a Tampa Electric Company, Arkansas Electric Cooperative Corporation, Savannah River National Laboratory. Il progetto del reattore, sviluppato dalla Westinghouse, è un modello da 225 MW che può essere usato in modo modulare: si possono usare per località dalla bassa domanda di energia oppure possono essere affiancati l'uno all'altro per ottenere centrali con la potenza desiderata, con la possibilità di aggiungerne altri in qualsiasi momento.

I piccoli reattori modulari hanno ottenuto finanziamenti dal presidente Barack Obama, e stanno suscitando l'attenzione di gruppi industriali e politici. «La nostra scelta è: sviluppare queste tecnologie oggi o importarle domani», ha dichiarato il segretario all'energia Steven Chu. È d'accordo Vic Reis, consigliere dell'Office of Science del DOE: «I piccoli reattori modulari possono rivoluzionare la situazione e ristabilire il ruolo di leadership degli Stati Uniti nell'energia nucleare». Lamar Alexander, senatore del Tennessee, avverte che «ci sono almeno altri sei Paesi che stanno portando avanti programmi di piccoli reattori modulari: Russia, Cina, Francia, Corea del Sud, Argentina, Giappone».

A questa lista, secondo l'osservatore coreano Juhn Poong Eil, si potrebbe aggiungere anche un piccolo Paese come Singapore. Inoltre secondo Kelvin Kemm, fisico nucleare e amministratore della società di consulenza sudafricana Stratek, i piccoli reattori modulari sarebbero ideali per i Paesi africani. Intanto, nel 2011, la Cina ha avviato i lavori per la prima centrale a Zhangzhou (sud-est del Paese): un impianto in cui sono previsti inizialmente due reattori del modello cinese ACP100, ciascuno con una potenza compresa fra 100 e 150 MW.



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Commenti (1). Pagina 1 di 1


michele

10:08pm - Monday, 21 May 2012

Bene! Basta ipocrisie e baggianate varie. Cosi' con questa tecnologia finalemnte avremo energia a basso impatto e senza rubare km quadrati di terreno all'agricoltura con fotovoltaico ed eolico. Ottimo!



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