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MONDO - Energia



01-06-2012

Tutti vogliono prolungare l'attività delle centrali



Tutti vogliono prolungare l

Prolungare l'attività di una centrale nucleare rispetto alla sua scadenza prevista è una pratica diffusa, ed è vista da molti come una soluzione a un doppio problema: da un lato soddisfare l'aumento della domanda di elettricità, dall'altro evitare i costi alti della costruzione di nuovi impianti.

Perciò in tutto il mondo molte società elettriche hanno chiesto, e in genere ottenuto, la proroga dell'attività delle proprie centrali, naturalmente a condizione che tutte le più rigide garanzie di sicurezza siano rispettate.

La situazione delle proroghe in tutto il mondo è stata fotografata nel nuovo rapporto "Plant Life Extension (PLEX) and Plant Life Management (PLIM) for Nuclear Reactors - Global Landscape Analysis to 2020", realizzato dalla società di consulenza Global data, specializzata in tematiche energetiche.

Dal documento emerge che gli Stati Uniti sono il Paese dove il fenomeno è più evidente: la Nuclear Regulatory Commission (NRC) ha approvato finora la proroga per 71 reattori e sta esaminando la richiesta per altri 15. I casi più recenti sono degli ultimi giorni: le centrali Pilgrim (Massachusetts, nella foto) e Columbia (Stato di Washington), che hanno avuto entrambe una proroga di 20 anni e potranno operare rispettivamente fino al 2032 e al 2043.

Dopo gli Stati Uniti, secondo gli analisti, i Paesi che possono avere i vantaggi maggiori dalla proroga delle centrali sono nell'ordine Francia, Regno Unito, Russia e Ucraina.

Di particolare attualità la situazione in Gran Bretagna, dove la licenza per la maggior parte delle centrali scade fra il 2016 e il 2023. EDF Energy, che gestisce otto reattori, sette dei quali dovrebbero chiudere entro il 2023, sta pensando di chiedere le proroghe per una durata media di sette anni. In questo caso, come riferisce il Guardian, il prolungamento delle licenze non sarebbe un'alternativa alla costruzione di nuovi impianti, ma una soluzione temporanea in attesa che quelli nuovi siano pronti.

Paolo Gangemi



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