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ITALIA - Commenti
12-07-2010
Il nucleare italiano dev’essere italiano

L'industria italiana dovrà essere protagonista nel piano nazionale di rinascita nucleare, per non lasciare anche questo affare cruciale in mano agli stranieri. È il pensiero di Giuliano Zuccoli, presidente del Consiglio di Gestione della società A2A, esposto in un'intervista rilasciata al mensile di economia, politica e attualità Specchio Economico.
Secondo Zuccoli la decisione di rientrare nel club del nucleare «può offrire interessanti opportunità alle imprese italiane anche medie e piccole, che si sono qualificate sui mercati internazionali nell'impiantistica, nell'elettromeccanica di precisione, nell'elettronica: non abbiamo nulla da invidiare agli altri».
Proprio per difendere il ruolo delle industrie italiane medie e piccole A2A aveva accolto con poco entusiasmo la joint-venture Enel-EdF: «L'unione di due soggetti così grandi significa intaccare al cuore il sistema del mercato libero. E inoltre esclude qualsiasi possibilità di ricadute di un indotto nel territorio». La nascita di una seconda cordata, auspicata da A2A, ha comportato però una partecipazione straniera ancora più preponderante: l'alleanza «fra i tedeschi di E.ON e i francesi di GdF Suez».
A questo punto, si chiede Zuccoli, «dobbiamo proprio lasciare i nostri comparti industriali più strategici agli operatori stranieri? Dobbiamo lasciare il nucleare in mano ai francesi e ai tedeschi?». Questo in pratica escluderebbe l'industria italiana, «che pure partecipa alla costruzione di molti impianti nel mondo».
Per preparare un rientro nel nucleare con la partecipazione dei soggetti interessati "dal basso", «A2A ha creato la Fondazione Energy Lab, focalizzata soprattutto alla realizzazione di studi sulle condizioni che meglio possono favorire il ritorno dell'energia nucleare in Italia». La fondazione ha lavorato soprattutto in ambito lombardo per creare un collegamento fra le università, i centri di ricerca, le maggiori imprese in ambito energetico e le istituzioni locali. È stato «un paziente e fruttuoso lavoro di tessitura, attraverso workshop, convegni e incontri, che ha portato a un primo rapporto, che è stato condiviso con Confindustria e con le principali associazioni di imprese interessate».
«Credo sia giunto il tempo di trovare qualche risposta che rilanci nel mondo la nostra industria migliore», conclude Zuccoli.
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