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Via libera definitivo alla prima centrale turca
La nuova frontiera è il Sud-est asiatico
Perché gli Stati Uniti rischiano di perdere la leadership
Il rinascimento nucleare è iniziato, e lo guida la Cina
MONDO - Politica
20-07-2010
Le grandi manovre delle superpotenze

L'espansione russa continua: dopo il successo ottenuto aggiudicandosi la costruzione della prima centrale turca, ora la Russia punta al Sud-est asiatico come promettente mercato dell'energia nucleare pacifica.
Diversi Paesi della regione, fra cui soprattutto Vietnam, Filippine, Indonesia, Malaysia e Thailandia, sono già, chi più chi meno, sulla strada dell'avviamento di un programma nucleare: un mercato di centinaia di milioni di abitanti, con un tasso di crescita economica fra i più alti al mondo, che fa gola alle industrie internazionali del nucleare. Fra questi Paesi, quello con lo stato di avanzamento maggiore è il Vietnam, che ha già stretto un accodo con la Russia per la costruzione della prima centrale: sorgerà nella provincia di Ninh Thuan (centro del Paese) e sarà pronta nel 2020.
Ora la società statale nucleare russa Rosatom ha raggiunto un accordo per un seminario da organizzare a settembre a Hanoi (la capitale del Vietnam), in collaborazione con il Centro per l'energia dell'Asean (l'organizzazione che raccoglie i Paesi dell'Asia sudorientale): sarà l'occasione per avviare la formazione dei tecnici locali. In altre parole, il primo passo per stabilire l'influenza dell'industria nucleare russa su tutta la regione.
Di fronte a questa strategia espansionistica, gli Stati Uniti hanno deciso di smettere di stare a guardare e passare al contrattacco. E hanno cominciato proprio nello storico "cortile di casa" dell'ex-rivale sovietico: l'Europa centro-orientale.
Una delegazione ufficiale invita dal presidente Barack Obama ha effettuato alla metà di luglio una missione in Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia per favorire l'esportazione di tecnologie nucleari americane. La torta più ambita è quella della Repubblica Ceca, che nel 2009 ha lanciato un bando per la costruzione di due nuovi reattori nella centrale di Temelin: un affare stimato sui 20 miliardi di euro. Con la recente vittoria elettorale del partito di centro-destra di Petr Necas, gli osservatori danno in crescita le chance americane ai danni proprio di quelle russe.
In Polonia, dove il governo intende costruire la prima centrale entro il 2020, il capodelegazione americano Francisco Sanchez, sottosegretario al commercio estero, ha firmato una dichiarazione congiunta sulla cooperazione bilaterale in materia di nucleare. Infine, in Slovacchia, Sanchez ha spiegato come un aumento delle forniture di tecnologia nucleare americana aiuterà il Paese a raggiungere i propri obiettivi in termini di emissioni di gas serra: un affare in cui entrambe le parti hanno da guadagnare.
In questo scenario internazionale si sta muovendo anche la Cina. Oltre a sostenere l'enorme sforzo di crescita del proprio parco nucleare, l'industria cinese ha iniziato a muoversi a sua volta sullo scacchiere internazionale: in uno scenario senza più barriere geografiche, la società nucleare China National Nuclear Corp. (CNNC) ha espresso un forte interesse per la costruzione del quarto reattore nucleare argentino.
Il ministro argentino della programmazione Julio de Vido, nel corso di una visita ufficiale in Cina, ha raggiunto un accordo di collaborazione con il presidente della CNNC, Mao Xiaming: una delegazione cinese sarà ospitata dal Paese sudamericano ad agosto, mentre la visita sarà ricambiata a settembre dalla Comisión Nacional de Energía Atómica argentina.
Attualmente l'Argentina ha due reattori, che forniscono il 6,8% dell'elettricità nazionale. Nel 2006, in seguito all'aggravarsi delle difficoltà di rifornimento energetico, il governo ha rilanciato il programma nucleare: il terzo reattore, dopo una serie di ritardi, dovrebbe essere completato entro il 2010.
Paolo Gangemi
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