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MONDO - Uranio e combustibile
21-07-2010
L’uranio durerà ancora almeno un secolo

Uno dei falsi miti sull'energia nucleare è che le riserve di uranio, come quelle di petrolio, stanno per esaurirsi. Al contrario, ai ritmi attuali anche solo le risorse oggi note basteranno per almeno un secolo: lo riferisce il rapporto "Uranium 2009: Resources, Production and Demand", pubblicato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Nucleare (IAEA) e dalla Nuclear Energy Agency (NEA).
Il Libro rosso, come viene chiamato informalmente il documento, stima in 6,3 milioni di tonnellate la quantità di uranio già individuata e valutata come estraibile a prezzi convenienti: un aumento del 15,5% rispetto alla precedente edizione del Libro Rosso. «Come era già successo in passato, maggiori investimenti nell'esplorazione hanno portato a identificare nuovi giacimenti. Se le richieste del mercato aumenteranno ulteriormente, è prevedibile che nuove esplorazioni porteranno a identificare ancora nuove risorse», ha commentato la NEA.
Il documento esamina anche lo scenario futuro in caso di un forte aumento della domanda: il nuovo rinascimento nucleare, con la costruzione di nuovi reattori in molti Paesi del mondo, soprattutto in Asia, comporterà secondo le previsioni dell'IAEA un aumento della capacità nucleare globale dagli attuali 375.000 MW a 500.000 o anche 785.000 MW nel 2035. Il consumo di uranio salirà corrispondentemente dalle attuali 66.500 tonnellate all'anno a 87.370 tonnellate nel primo caso e a 138,165 tonnellate nel secondo caso. «Anche nello scenario di massima crescita», secondo la NEA, «meno di metà delle risorse note e descritte nel rapporto saranno consumate entro il 2035».
In realtà la quantità di uranio totale è sicuramente molto maggiore: il Libro rosso prende in considerazione solo le riserve valutate con precisione. Molti giacimenti in Australia, Russia e Stati Uniti non sono stati considerati perché il loro valore economico non ha ancora stime precise. Inoltre, secondo la NEA, «lo sviluppo di reattori avanzati e di nuove tecnologie per il combustibile potrà aumentare la disponibilità di uranio fino a migliaia di anni».
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



