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22-07-2010

Anche l’Australia dovrà aderire al club del nucleare



Anche l’Australia dovrà aderire al club del nucleare

L'Australia è uno dei pochi Paesi industrializzati a non avere impianti nucleari. Ma questo stato di cose cambierà presto: il Paese si doterà della sua prima centrale entro il 2025: lo sostiene John Borshoff, pioniere dell'industria australiana dell'uranio e capo della società Paladin Energy.

Secondo Borshoff, citato dal quotidiano australiano Perth Now, la scelta di entrare nel club dell'uranio sarà dettata dalla necessità di rispettare gli impegni internazionali in fatto di riduzione delle emissioni di gas serra.

«Inevitabilmente ci sarà una qualche forma di tassazione sulle emissioni di anidride carbonica, e il nucleare si inserirà perfettamente in questa situazione», ha affermato Borshoff. «Penso che intorno al 2025 saremo alle fasi finali di un progetto nucleare. Nessun'altra tecnologia potrà sostituirsi».

Borshoff ha citato l'esempio del Canada, che come l'Australia è uno dei primissimi Paesi al mondo sia per la produzione sia per l'esportazione di uranio: «Potremo fare come il Canada, che ha avuto grandi benefici dall'energia nucleare».

Il dibattito sul nucleare in Australia si è riacceso dopo che, ad aprile, la petroliera cinese Shen Neng 1 si è incagliata al largo della costa orientale, non lontano dalla Grande barriera corallina: il petrolio fuoriuscito ha fatto temere per l'ecosistema e ha sollevato dubbi sull'opportunità di continuare a importare combustibili fossili.

A metà luglio, gli industriali australiani hanno chiesto di includere l'energia nucleare nel pacchetto di misure per le energie pulite promesso dal ministro nazionale dell'energia Martin Ferguson.

Anche se il governo federale australiano è contrario all'idea, alcune autorità locali hanno invece dimostrato interesse. È il caso per esempio di Kon Vatskalis, ministro delle risorse del territorio del Nord: secondo lui, se la gente avesse una buona conoscenza delle diverse fonti di energia, il sostegno per il nucleare sarebbe massiccio.

Paolo Gangemi



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