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MONDO - Scorie
28-07-2010
Scorie: l’approccio internazionale è il più sicuro

Il modo migliore per affrontare la questione delle scorie radioattive è adottare un approccio coordinato a livello internazionale. E questo vale a maggior ragione in un periodo come quello attuale di "rinascita nucleare", in cui sempre più Paesi chiedono di poter usufruire dell'energia nucleare a scopi pacifici. Lo sostiene il documento "Multinational Approaches to the Nuclear Fuel Cycle", pubblicato nella serie dell'American Academy of Arts and Sciences da esperti provenienti da Canada, Giappone, Stati Uniti e Malaysia.
Il documento consiste in una serie di saggi di vari autori, diversi per origine, formazione, cultura e opinioni. Quello su cui tutti si sono trovati d'accordo è l'idea di andare verso una gestione internazionale.
Oggi ogni Paese decide cosa fare delle proprie scorie: alcuni, come Francia, Regno Unito e Russia, riprocessano il combustibile esaurito, mentre altri, a partire dagli Stati Uniti, propendono per sistemare le scorie nei depositi senza trattarle. Anche sui depositi ci sono approcci diversi: per esempio sulle profondità maggiori o minori e sulla scelta fra grandi depositi unici nazionali oppure piccoli depositi sparsi sul territorio.
Il nuovo documento propende al contrario per una gestione coordinata: suggerisce per esempio di costruire depositi internazionali di scorie. Come sede propone gli Stati Uniti, il Paese più incline a fare da "cane da guardia", e che con la nuova politica del presidente Barack Obama vuole rilanciare la propria leadership nucleare. Inoltre, essendo il Paese con il maggior numero di centrali e quindi con la maggior quantità di scorie, potrebbero ospitare quelle di Paesi piccoli senza che questo crei una grande differenza nella quantità totale.
Ellen Tauscher, sottosegretario degli Stati Uniti alla sicurezza internazionale, ha commentato: «La cooperazione internazionale in materia di combustibile esaurito può ridurre in tutto il mondo le richieste dei singoli Paesi per arricchire l'uranio e riprocessare il combustibile per conto proprio. In questo modo più Paesi potranno avere accesso all'uso pacifico dell'energia nucleare senza rischi di proliferazione».
(Nessum commento.)



