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30-07-2010

Nei mari del Sud



Nei mari del Sud

Stavolta i mari del Sud non fanno notizia per le spiagge da sogno, ma per un nuovo programma nucleare: quello del Commonwealth delle Isole Marianne Settentrionali, un territorio esterno associato agli Stati Uniti.

Il 28 luglio il governatore dell'arcipelago, Benigno Fitial, ha firmato una nuova legge che permette l'installazione di piccoli reattori nucleari nel suo territorio. Il provvedimento, proposto dal deputato Stanley Torres, modifica un atto del 1983 che vietava impianti nucleari e certe sostanze chimiche.

Il primo ripensamento era avvenuto nel 2006, ma dopo un iter laborioso solo adesso il ritorno del nucleare è stato approvato. «Questa legge, dopo un lungo percorso, apre finalmente le porte a un future migliore per noi», ha dichiarato Torres, secondo cui il provvedimento era necessario per alleggerire le bollette dei cittadini.

Per la scelta della tecnologia, l'amministrazione di Fitial è orientata ai piccoli reattori modulari in corso di sviluppo, più adatti a un mercato piccolo e sparpagliato: l'arcipelago consiste di 15 piccole isole, per una superficie totale di 463 chilometri quadrati (meno della provincia di Gorizia) con una popolazione di 80.000 abitanti. Secondo Torres questi reattori saranno economici da costruire e da gestire, soprattutto in confronto ai costi attuali scandalosamente alti dell'energia da fonti fossili, e porteranno un beneficio economico senza pregiudicare la salute, la sicurezza e il benessere dei cittadini.

Oltre alle centrali nucleari, «per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e dal diesel dei nostri generatori», l'arcipelago punterà anche sull'energia geotermica: in base alle stime della Guardia Costiera americana il potenziale è promettente, e una società texana è già interessata a una prima esplorazione.

Le Isole Marianne non sono le prime dell'Oceania a intavolare un programma nucleare: nel giugno 2010 anche il re di Tonga si era espresso in questo senso.

Paolo Gangemi



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