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ITALIA - Industria/economia



06-09-2010

Con il nucleare in Italia risparmi fino a 70 miliardi di euro



Con il nucleare in Italia risparmi fino a 70 miliardi di euro

Il ritorno del nucleare in Italia comporterebbe risparmi compresi fra 42 e 69 miliardi di euro, oltre a minori emissioni di anidride carbonica e a migliaia di nuovi posti di lavoro. In sostanza, sarebbe un vantaggio da tutti i punti di vista, compreso quello dell'ambiente e della sicurezza.

Lo sostiene il rapporto "Il nucleare per l'economia, l'ambiente e lo sviluppo", realizzato da The European House-Ambrosetti su commissione di Enel ed EDF, presentato a Cernobbio il 5 settembre.

Il rapporto prende le mosse da un dato eloquente: l'Italia è l'unico Paese al mondo con una produzione di elettricità superiore ai 250 milioni di MWh all'anno senza energia nucleare. Gli esperti hanno preso quindi in esame tre possibili scenari per il futuro energetico italiano fra il 2020 e il 2030. Lo scenario base immagina una prosecuzione delle politiche attuali; uno scenario alternativo esamina il caso in cui nel 2030 le energie rinnovabili in Italia raggiungeranno il massimo potenziale possibile; il terzo scenario, "di integrazione", prevede invece un mix energetico in cui l'energia nucleare contribuirebbe per un quarto al fabbisogno nazionale.

Proprio questo terzo scenario sarebbe di gran lunga il più conveniente: nel periodo 2020-2030 il risparmio calcolato sarebbe di 32 miliardi di euro rispetto allo scenario base e di 57 miliardi rispetto allo scenario alternativo. In termini di emissioni di anidride carbonica, il risparmio sarebbe di 381 milioni di tonnellate rispetto allo scenario base e di 236 milioni di tonnellate rispetto a quello alternativo. Questo si traduce in un ulteriore risparmio compreso fra 7 e 19 miliardi di euro, a seconda dei costi che saranno stabiliti per le emissioni. In totale, con il nucleare il risparmio sarebbe compreso fra 42,6 e 50,8 miliardi di euro rispetto allo scenario base. Nel caso dello scenario alternativo la cifra salirebbe ancora, da un minimo di 63,9 miliardi a un massimo di 69 miliardi di euro.

Inoltre, secondo il rapporto, l'energia nucleare sarebbe un potente volano per l'economia e soprattutto per l'occupazione: la costruzione di ognuna delle 8 centrali previste creerebbe 3000 posti di lavoro diretti e 6000 nell'indotto. A questi andranno poi sommati 1100-1300 posti di lavoro durante i 60 anni di attività dell'impianto.

Per quanto riguarda la sicurezza, il rapporto nota che in tutto il mondo i reattori nucleari sono stati in attività per un totale di 14.000 anni, con solo due incidenti gravi: quello di Chernobyl del 1986, in una centrale neanche paragonabile a quelle in costruzione oggi in Occidente, e quello di Three Mile Island, nel 1979, che non ha comportato un impatto sanitario sulla popolazione.

Infine, il rapporto spiega che un programma nucleare non si può attuare senza un vasto consenso: nei Paesi più avanzati la popolazione è coinvolta nelle scelte fin dall'inizio del processo decisionale. Per questo è necessaria un'efficace campagna comunicativa e informativa, per sgomberare il terreno dai pregiudizi e dalla disinformazione in materia di energia nucleare.



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