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ITALIA - Commenti
07-09-2010
Un’occasione da non perdere per la competitività

Il ritorno delle centrali nucleari è per l'Italia l'unico modo per non perdere ulteriore terreno sul fronte della competitività. Ne è convinta Anne Lauvergeon, amministratore delegato della società francese Areva, una delle principali aziende del nucleare a livello mondiale e costruttrice del reattore Epr, scelto dalla cordata Enel-Edf per i primi 4 nuovi reattori italiani.
In occasione del Forum di Cernobbio, Anne Lauvergeon ha rilasciato due interviste al Corriere della Sera e al Sole 24 Ore, insistendo sul legame fra energia e competitività: «L'energia è una chiave per la competitività internazionale. La concorrenza è oggi in tutti i settori industriali ed è chiaro che l'industria europea non può competere con la Cina sul costo del lavoro. Inoltre in Europa abbiamo una pressione fiscale molto più alta che nei Paesi emergenti. Se poi uno non è competitivo neanche sull'energia, allora diventa tragica». Ed è questo il caso dell'Italia, dove «il costo dell'energia elettrica è maggiore di circa il 40% rispetto alla Francia, che produce l'80% del suo fabbisogno con il nucleare. Com'è possibile essere competitivi con tali tariffe?».
Un altro dei temi centrali affrontati è quello dei ritardi: innanzitutto i ritardi delle autorità italiane, che sono ancora al palo sulle nomine dell'Agenzia per la sicurezza nucleare. Secondo Anne Lauvergeon il ritardo accumulato finora non è preoccupante, ma se da adesso non si accelera «si rischia il fallimento dell'intero programma».
Per quanto riguarda invece i ritardi nella costruzione del reattore Epr di Olkiluoto (Finlandia), Anne Lauvergeon spiega che i finlandesi volevano costruirlo in 4 anni, mentre la media mondiale è di 8. «Noi lo faremo in 7 anni e mezzo, che non è niente male». Anche perché bisogna tenere conto, come da tempo sottolinea l'Areva, che il reattore di Olkiluoto e il suo omologo francese di Flamanville sono i primi del modello Epr a essere costruiti in Europa: a regime, quindi nel caso dei reattori italiani, i lavori non subiranno gli stessi intoppi.
Infine, la numero uno di Areva si è aggiunta alla lista degli industriali nucleari che chiedono regole più standardizzate a livello europeo: «Non esiste un progetto comune, ma ci sono 27 politiche energetiche europee, tante quanti gli Stati dell'Unione. Ogni volta che dobbiamo lavorare in un Paese dobbiamo trattare con ogni singolo ente di sicurezza nazionale. Invece mi piacerebbe poter lavorare come l'industria aeronautica: quando Boeing o Airbus hanno pronto un aereo, dopo i controlli lo licenziano a livello internazionale subito».
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