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MONDO - Ambiente e salute



10-09-2010

L’energia nucleare è la meno rischiosa



L’energia nucleare è la meno rischiosa

L'energia nucleare è la meno rischiosa per la vita umana, sia in termini assoluti come numero di morti, sia in rapporto all'energia prodotta. Lo dimostra il rapporto "Comparing Nuclear Accident Risks with Those from Other Energy Sources", che contiene i dati relativi a tutti gli incidenti con almeno 5 morti nel periodo che va dal 1969 al 2000.

Il documento, realizzato in base ai dati del centro di ricerca svizzero Paul Scherrer Institut, è stato pubblicato della Nuclear Energy Agency (NEA), l'agenzia nucleare dell'OCSE (l'organizzazione economica dei Paesi industrializzati). Il rapporto prende in considerazione le principali fonti di energia: carbone, petrolio, gas naturale, GPL, idroelettrico e nucleare.

Una conclusione evidente è la differenza fra i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo: 8934 morti contro 72.324. Per quanto riguarda il nucleare, il numero totale di morti nei Paesi industrializzati è zero. In tutto il mondo, l'unico incidente mortale, quello di Cernobyl, ha causato 31 vittime accertate. A fronte di questi dati, il numero totale di morti per incidenti è di 20.276 nell'industria del carbone, 20.018 in quella del petrolio, 29.936 nell'idroelettrico. In rapporto all'energia prodotta, la fonte più pericolosa è invece il GPL, con quasi 2 morti per GWanno nei Paesi industrializzati e ben 15 nei Paesi in via di sviluppo: un rischio oltre 300.000 volte superiore a quello del nucleare.

Considerando anche le conseguenze future, il rapporto osserva che il numero di vittime di Cernobyl continuerà ad aumentare nei prossimi 70 anni. La cifra totale sarà compresa, secondo i dati della Commissione Europea, dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, fra 9000 e 33.000. «Anche nel peggiore scenario possibile, queste cifre sono dello stesso ordine di grandezza di un singolo incidente nell'industria idroelettrica: quello della diga di Banqiao, che provocò quasi 30.000 morti in Cina nel 1975», osserva il rapporto.

Inoltre, se si considerano le vittime per danni ambientali, bisognerebbe calcolare anche quelle provocate dall'inquinamento atmosferico: in base all'Environmental Outlook dell'OCSE, ogni anno muoiono 288.000 persone a causa del particolato emesso dalle centrali a combustibili fossili.

E soprattutto, conclude il rapporto, assimilare i dati di Cernobyl «non è appropriato, perché oggi le centrali nucleari nei Paesi industrializzati sono dotate di tecnologie più sicure e gestite con procedure più severe rispetto all'Ucraina degli anni Ottanta».



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