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ITALIA - Formazione/comunicazione



20-09-2010

Informazione o comunicazione?



Informazione o comunicazione?

Il dibattito sull'energia nucleare in Italia è insufficiente anche a causa della scarsa conoscenza dell'argomento. Tutti perciò sono d'accordo che bisogna coinvolgere l'opinione pubblica, anche in televisione. Lo speciale sul nucleare del programma Presa Diretta, andato in onda su Rai 3 domenica 19 settembre in prima serata, è quindi senza dubbio un'iniziativa meritoria. Ma dovrebbe essere altrettanto chiaro che quello di cui c'è bisogno è un confronto aperto e imparziale.

Il programma partiva da una ricerca tedesca sui legami fra vicinanza alle centrali nucleari e leucemie infantili. La ricerca è stata confutata dalla revisione di una commissione tedesca, ma in televisione la bocciatura è stata taciuta: si è detto solo che la commissione ha rilevato la necessità di ulteriori studi (vero, ma parziale). Né vengono citati i numerosi studi che, prima e dopo di quello tedesco, arrivano a conclusioni opposte: che cioè la vicinanza alle centrali non aumenta i rischi per la salute.

Nella centrale tedesca sono stati intervistati cittadini che sostenevano di aver trovato materiale radioattivo nei propri giardini. Ammettevano che poteva venire dalla centrale o da un altro impianto lì vicino, ma a loro non importava. Certo, ma a chi deve stabilire se le centrali fanno male dovrebbe importare eccome. È uno dei casi di fattori confondenti non presi in considerazione dallo studio tedesco (e tantomeno dalla televisione italiana). Se anche si vuole pensare che allora è proprio l'impianto di ricerca il responsabile (cosa che comunque scagionerebbe le centrali), bisogna allora rifarsi a uno studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (quindi difficilmente accusabile di disinformazione), secondo cui «l'incidenza maggiore del previsto di leucemie infantili vicino a qualche impianto di riprocessamento è da attribuire probabilmente a fattori diversi dalle radiazioni».

In generale, i cittadini intervistati da Iacona o erano contrari alle centrali e apparentemente documentatissimi, oppure erano favorevoli ma ingenui, pronti a credere a qualunque cosa gli venisse detta dalla "lobby nucleare". Dalla Finlandia poi è stata ritrasmessa la voce di Greenpeace, ma non quella dei cittadini favorevoli (che sono in maggioranza: 48% contro 17% di contrari).

A volte è stato riproposto lo stereotipo del nucleare malvagio: la ricchezza dei comuni francesi sedi di impianti nucleari era presentata come se fosse frutto di un "patto col diavolo", a confronto della "povertà onesta" dei comuni vicini che non si erano venduti l'anima. Una "discesa agli inferi" ancora più letterale è stata la discesa nel deposito di scorie tedesco di Asse, descritta come una "sensazione opprimente" (comprensibile, nel profondo di una miniera! Ma le decisioni importanti non vanno prese in base alle sensazioni).

È stata poi una vera caduta il servizio dalla centrale inglese di Sellafield, il cattivo esempio che viene sempre tirato in ballo: una delle centrali più vecchie del mondo, che non può essere certo presa a modello delle altre, tantomeno di quelle di terza generazione.

L'altra voce, quella a favore del nucleare, non poteva mancare in un programma che è l'espressione di una rete democratica come Rai 3. Solo che le sintetiche rassicurazioni del sottosegretario allo sviluppo Stefano Saglia (numero uno de facto del Ministero, data l'assenza ormai cronica di un ministro) non avevano lo stesso impatto degli infervorati ambientalisti tedeschi.

L'intervista all'esperto dell'autorità di vigilanza finlandese, che spiegava le continue richieste di modifica imposte ai progetti dava l'impressione di essere una critica al reattore francese Epr, mentre in sostanza testimoniava una necessaria severità a maggiore garanzia per i cittadini.

«Areva fa comunicazione, non informazione», si lamentavano alcuni cittadini francesi, intervistati da Iacona, secondo cui l'azienda nucleare declina le informazioni in modo non equo. La stessa osservazione si potrebbe rigirare però proprio alla trasmissione della Rai.

Paolo Gangemi



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