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MONDO - Ambiente e salute



21-09-2010

Da dove viene la radioattività?



Da dove viene la radioattività?

La preoccupazione sui livelli di radioattività a cui siamo tutti esposti è molto diffusa, ma come nei romanzi gialli il colpevole non è quello sospettato da tutti. La radioattività emessa dalle centrali nucleari è bassissima, molto più bassa di quella delle centrali a carbone.

Lo conferma Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di oncologia dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano: «La radioattività rilasciata nell'ambiente da una centrale nucleare è pari a circa un venticinquesimo della radioattività scaricata da un impianto a carbone di pari potenza». Le ceneri che fuoriescono dalle ciminiere contengono infatti particelle radioattive di uranio e torio, tanto che la società canadese Sparton Resources ha pensato di raccoglierle per produrre combustibile nucleare.

Secondo Richard Rhodes, autore di testi di divulgazione scientifica, «le centrali a carbone sono la maggiore fonte di emissioni di radioattività nell'ambiente: ogni anno emettono 30.000 tonnellate di uranio e torio. Le centrali nucleari, invece, non sono autorizzate a rilasciare materiali radioattivi se non sotto stretti controlli per la loro cattura».

La conferma più recente che le centrali più pericolose non sono quelle nucleari è un'iniziativa della Nuclear Regulatory Commission (NRC) americana: una sanzione di 24.700 dollari (quasi 19.000 euro) alla società elettrica Basin Electric Power Cooperative per un evento radioattivo nella centrale termoelettrica Laramie River Station (nella foto).

La società ha la licenza di adoperare materiali radioattivi, ma per un'inadempienza 17 saldatori sono stati esposti alle radiazioni del cesio 137, di cui 6 oltre i limiti previsti dalla legge. Secondo Elmo Collins, dirigente della NRC, «la violazione è significativa perché «i saldatori avrebbero potuto ricevere dosi più alte se avessero lavorato più a lungo nelle vicinanze». Il punto centrale è che in nessun altro tipo di impianto industriale le procedure di sicurezza sono paragonabili a quelle delle centrali nucleari. In questo caso, come scrive Matthew Wald sul New York Times, «a differenza dei lavoratori delle centrali nucleari, i saldatori non erano dotati di apparecchi per misurare le radiazioni a cui erano esposti».

Paolo Gangemi



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