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MONDO - Industria/economia



30-09-2010

Francia: non solo Epr



Francia: non solo Epr

L'industria nucleare francese, una delle più importanti del mondo, vuole diversificare i suoi prodotti: la società statale Edf, che ha scelto il modello Epr dell'Areva per la centrale di Flamanville e per le prossime centrali italiane, sta pensando di sviluppare autonomamente due nuovi progetti di reattori.

Nelle intenzioni della società, i nuovi modelli potrebbero in futuro fare concorrenza all'Epr e al reattore Atmea, progettato da Areva e Mitsubishi e già adocchiato dall'altra grande società elettrica francese, GDF Suez.

Non è un segno di sfiducia verso l'Epr: un portavoce di Edf ha spiegato che «non stiamo abbandonando l'Epr, ma non vogliamo mettere tutte le nostre uova in un solo paniere». Anche i ritardi nel cantiere di Flamanville e in quello finlandese di Olkiluoto non hanno a che vedere con la decisione: in realtà l'idea di diversificare la produzione è nata quando l'orgoglio francese è stato scottato da alcune battute d'arresto sul piano commerciale, a partire dalla sconfitta nel bando faraonico per le centrali degli Emirati Arabi Uniti, aggiudicato alla Corea del Sud.

Gli osservatori francesi hanno interpretato l'evento proprio come incentivo alla differenziazione: l'Epr è ritenuto più adatto ai grandi Paesi, soprattutto industrializzati, come la Francia e l'Italia, mentre per i Paesi piccoli i modelli coreani, più "leggeri" ed economici, hanno dimostrato un appeal maggiore. Il discorso vale per molti Paesi in via di sviluppo che vorrebbero entrare nel nucleare, ma non a qualsiasi prezzo: per esempio l'Argentina, il Vietnam, il Marocco e la Malaysia.

I nuovi modelli di Edf infatti sarebbero meno impegnativi: avrebbero una potenza compresa fra i 1000 e i 1500 MW, contro i 1600 dell'Epr. E la stessa Areva per il modello "alternativo" Atmea pensa a una potenza di circa 1000 MW.

L'industria nucleare è una voce fondamentale per l'economia francese: per questo il governo, tramite Edf, vuole consolidare il ruolo di primo piano a livello internazionale e rilanciare le esportazioni.

Paolo Gangemi



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