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ITALIA - Industria/economia



01-10-2010

La Westinghouse torna alla carica per l’AP1000 in Italia



La Westinghouse torna alla carica per l’AP1000 in Italia

L'Italia ha senz'altro bisogno del nucleare. E il reattore AP1000 della Westinghouse è la soluzione ideale per le esigenze italiane. Lo sostiene Daniel Lipman, vicepresidente della società americana, che ha compiuto una missione in Italia nel corso della quale ha incontrato esponenti politici e rappresentanti del mondo industriale.

In due interviste, rilasciate al Messaggero e a Quotidiano Energia, Lipman ha sintetizzato i progressi compiuti: la Westinghouse è fiduciosa di costruire in Italia almeno due reattori AP1000, e forse anche quattro.

Di una cosa Lipman è sicuro: l'Italia ha bisogno del nucleare. E non è questione di destra o sinistra: «Il sistema energetico italiano si trova in una situazione pericolosa: c'è una forte dipendenza dall'estero, in particolare da Paesi a rischio come l'Algeria, la Libia e la stessa Russia. Il costo dell'elettricità in Italia è in una condizione catastrofica rispetto agli altri Paesi».

Secondo Lipman l'AP1000 americano presenta diversi vantaggi per l'Italia: «È un reattore più piccolo che consente anche un uso molto più efficiente dell'acqua. Ciò permette di poterlo utilizzare anche sui fiumi. Ha sistemi di sicurezza solo passivi, quindi meno complessi, la cui validità è stata certificata dalle autorità sia statunitensi che cinesi. Ha un minore impatto sulla rete elettrica. Infine, il sistema di costruzione modulare fa sì che i tempi e i costi di costruzione siano molto ridotti».

La prima cordata per le nuove centrali italiane, quella composta da Enel e Edf, ha già optato per il modello concorrente: l'Epr di Areva. La seconda cordata, formata dalla E.ON e dalla francese GDF Suez, non si è ancora sbilanciata. Per questo la Westinghouse sta intessendo contatti per dare vita a una terza cordata. L'interlocutore privilegiato è A2A, insieme con il possibile alleato Iberdrola, ma la società americana si sta guardando intorno anche in altre direzioni. «Proprio in questi giorni abbiamo firmato contratti per 400 milioni con Ansaldo Nucleare, Mangiarotti, Atb Riva Calzoni e Ibf».

In generale, assicura Lipman, se il progetto andrà in porto almeno «il 55% delle commesse andrebbe a beneficio delle industrie italiane. In Italia c'è già un ottimo livello di competenza, in particolare nella realizzazione di componenti meccaniche».

L'importante, secondo Lipman, è una concorrenza equa: «Noi americani crediamo molto nella competizione, per cui pensiamo che anche in Italia ci possa essere spazio per più utility e più tecnologie. Crediamo che tutti debbano partire alla pari».

Il vero punto delicato è il ritardo che si sta accumulando rispetto alla tabella di marcia, in particolare per quanto riguarda l'Agenzia per la sicurezza nucleare: «Quando vedrò il semaforo verde per l'Agenzia, allora sarò più fiducioso sul fatto che il programma italiano si farà».



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