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MONDO - Uranio e combustibile
04-10-2010
Anche l’India punta sulle centrali al torio

L'India vuole espandere notevolmente il suo parco di centrali nucleari, e in prospettiva pensa a un combustibile alternativo: il torio. Lo riferisce Matthew Chalmers, fisico e divulgatore scientifico, che ha preso parte alla visita di una commissione britannica agli impianti nucleari indiani.
L'India dispone attualmente di 19 reattori in attività, quasi tutti ad acqua pesante pressurizzata, per una potenza complessiva di 5000 MW. L'obiettivo è arrivare a 28.000 MW nel 2020 e a 270.000 MW nel 2050.
La scelta del torio fa parte della strategia elaborata già negli anni Cinquanta dal fisico Homi Bhabha, il padre del programma nucleare indiano; uno dei motivi della decisione è assicurarsi l'indipendenza energetica: l'India, povera di uranio, ha invece grandi risorse di torio. Lo stesso motivo ha spinto recentemente anche la Cina a intraprendere la strada del torio.
Il programma indiano ha già suscitato l'interesse del Regno Unito: l'Engineering and Physical Sciences Research Council britannico e il Department of Atomic Energy indiano hanno già proposto 5 progetti di ricerca congiunti, per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro. Mike Fitzpatrick, della Open University inglese, ha visitato l'Atomic Research Centre di Bombay e si è detto «colpito dalle ambizioni del programma nucleare indiano e dalle risorse di cui dispone», aggiungendo che «i ricercatori britannici potrebbero ricavare grandi vantaggi da una collaborazione».
E non è finita: «Il programma nucleare indiano potrebbe comprendere in futuro anche la fusione: il Paese fa già parte del progetto internazionale per il reattore ITER, in costruzione in Francia», conclude Chalmers.
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