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MONDO - Scorie
07-10-2010
Libere scorie in libero mercato

Finora la politica del governo americano per quanto riguarda la gestione delle scorie nucleari è stata irrazionale: il rifiuto del riprocessamento e soprattutto il tira e molla sul deposito di Yucca Mountain hanno lasciato gli Stati Uniti con una grande quantità di rifiuti radioattivi e nessuna soluzione definitiva. L'accusa viene da Jack Spencer (nella foto), ricercatore di politiche nucleari alla Heritage Foundation.
Per risolvere il problema, Spencer ha una proposta in linea con la mentalità americana: far entrare nella gestione delle scorie la legge del mercato. Secondo Spencer il governo dovrebbe tirarsi fuori dalla questione, e lasciare la responsabilità del problema ai privati.
Attualmente i gestori degli impianti nucleari americani pagano al governo una quota fissa per le scorie: 1 dollaro per ogni MWh di energia nucleare prodotta. In una logica di mercato, la tariffa potrebbe aumentare o diminuire, ma anziché una tassa diventerebbe il pagamento per un servizio: per esempio la sistemazione in un deposito o il riprocessamento. Il costo sarebbe legato, oltre che al volume delle scorie, anche al tipo: maggiore è la radioattività, più alto è il prezzo.
Se per esempio il prezzo per depositare le scorie in un deposito geologico diventerà troppo alto, i gestori delle centrali saranno incentivati a cercare soluzioni alternative. Sarà il mercato a dettare le opzioni disponibili: per esempio cercare altri depositi, oppure custodirle per un certo periodo nelle centrali, per far diminuire la radioattività (e quindi il prezzo per il deposito).
Allo stesso modo il riprocessamento diventerà un'opzione come le altre, il cui prezzo dipenderà dalla richiesta di uranio riprocessato ma anche dal costo delle opzioni concorrenti. Ogni società potrà decidere quale tipo di riprocessamento adottare: come conseguenza, il libero mercato favorirebbe l'introduzione di nuove tecnologie in base alla loro utilità.
Paolo Gangemi
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