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ITALIA - Commenti
11-10-2010
L’unico, vero problema è il consenso

La difficoltà principale del programma nucleare italiano non è né di ordine tecnico, né economico, ma politico: il consenso della popolazione. E questo è vero in modo speciale in Italia, dove l'opinione pubblica è particolarmente emotiva e sensibile ad argomenti irrazionali.
È la tesi che Piero Risoluti, componente del Comitato fissione nucleare della Commissione europea, espone nel libro La paura del nucleare (da dove ci viene, quanto costa), pubblicato da Armando editore con la prefazione di Guido Possa.
Per Risoluti «Il problema più spinoso non sarà quali e quante centrali fare, né in quanto tempo costruirle e nemmeno con quali risorse, ma semplicemente dove metterle con il consenso delle popolazioni interessate».
Il libro ripercorre l'accidentata storia recente dell'energia nucleare in Italia, dal referendum del 1987 alla rivolta di Scanzano Ionico contro il progetto del deposito di scorie. In questo excursus, Risoluti ricostruisce le origini della paura del nucleare in Italia e osserva che si è concentrata sul problema delle scorie, che sono in realtà l'aspetto meno critico: ne esce un quadro in cui le motivazioni ambientaliste passano spesso in secondo piano rispetto a quelle politiche.
Il paradosso, secondo Risoluti, è che divisioni, paure e calcoli elettorali infuriano su una materia che al contrario richiede condivisione, dibattito aperto, trasparenza, razionalità. In questo modo il Paese perde tempo e rimanda le scelte decisive.
Per concludere, Risoluti esamina le conseguenze dell'anomalia italiana, cioè i costi sociali ed economici derivati dall'aver spento i reattori e non produrre elettricità dall'energia nucleare.
(Nessum commento.)



