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21-10-2010

Due reattori alle porte di Roma? Sono appena ripartiti



Due reattori alle porte di Roma? Sono appena ripartiti

In questi giorni diverse Regioni italiane, fra cui il Lazio, si stanno muovendo a livello politico per impedire che le prossime centrali nucleari italiane siano costruite sul proprio territorio.

Eppure, a 28 chilometri da Roma, il 20 ottobre sono ritornati a funzionare due reattori nucleari. Si chiamano Triga e Tapiro, sono reattori di ricerca e si trovano nel centro Centro Ricerche Casaccia dell'Enea: proprio in occasione del cinquantesimo anniversario del centro sono stati riavviati dopo un periodo di manutenzione. Alla cerimonia hanno preso parte scienziati e rappresentanti del mondo politico.

«Il riavvio dei due reattori Enea è un primo passo delle prove in sicurezza per il ritorno al nucleare in Italia. È una tecnologia collaudata da decenni in cui il nostro Paese ha avuto il primato fino alla fine degli anni Ottanta», ha commentato il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia.

I due reattori hanno una potenza irrisoria: 1 MW Triga, addirittura solo 5 kW Tapiro. A differenza delle centrali dismesse, sono stati utilizzati anche dopo l'uscita dell'Italia dal nucleare, ma solo a scopo di ricerca. Più precisamente, Triga (Training, Research, Isotopes, General Atomics) è stato adibito soprattutto alla medicina nucleare, mentre Tapiro (Taratura Pila Rapida a potenza zero) è stato usato soprattutto nel campo della fisica nucleare: per esempio per studiare il danneggiamento di alcuni dispositivi del Large Hadron Collider, il gigantesco acceleratore di particelle del Cern di Ginevra.

Da ora però i due reattori saranno destinati anche alla ricerca in vista delle future centrali e alla formazione del personale. Un comunicato dell'Enea spiega che «anche dopo l'uscita dell'Italia dal programma nucleare, il Centro non ha mai abbandonato la sua iniziale vocazione. In tutti questi anni ricercatori e tecnici hanno continuato a lavorare all'interno di infrastrutture di ricerca e impianti di qualificazione industriale, mantenendo quell'insieme di conoscenze e competenze che rappresentano oggi un patrimonio di invidiabile valore».



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