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Indonesia: cittadini favorevoli al programma nucleare
MONDO - Energia
22-10-2010
Centrali galleggianti russe anche per l’Indonesia?
Il programma nucleare indonesiano fa gola a molti Paesi, ma la Russia ha giocato una carta che potrebbe rivelarsi decisiva. La proposta prevede come primo progetto una centrale sull'isola di Sumatra (la più grande del'arcipelago) ma, data la configurazione estremamente frammentata del Paese (composto da oltre 17.000 isole), i russi hanno offerto anche l'ultimo ritrovato della loro tecnologia: le centrali galleggianti.
Le centrali galleggianti sono grandi navi dotate di reattori nucleari, che possono essere così spostati da una località all'altra, a seconda delle necessità. La prima, chiamata "Akademik Lomonosov", è stata varata a luglio a San Pietroburgo.
Inoltre le centrali galleggianti possono essere usate per desalinizzare l'acqua marina, un'attività in forte crescita: il mercato globale, stimato in 2 miliardi di euro nel 1995, supererà i 12 miliardi nel 2015. L'area con i maggiori consumi di acqua desalinizzata è il Medio Oriente, con il 70% del totale. Seguono Europa, Stati Uniti, Africa e Asia.
«Credo che questo progetto sarà uno degli argomenti più convincenti, e che l'Indonesia accetterà l'offerta russa», ha dichiarato Igor Igoshin, vicepresidente della Commissione scienza e tecnologia del Parlamento russo.
L'Indonesia, che con oltre 200 milioni di abitanti è il quarto Paese più popoloso al mondo, è anche uno dei principali produttori di petrolio e gas naturale. Per venire incontro alla crescita del fabbisogno energetico il Paese ha però avviato le fasi preliminari di un programma nucleare. Inoltre, grazie ai 130 vulcani attivi presenti nell'arcipelago, possiede il 40% delle risorse geotermiche mondiali. Il governo prevede di installare 9000 MW di energia geotermica entro il 2025, risparmiando 4 miliardi di barili di petrolio.
Per quanto riguarda la Russia, la collaborazione nucleare con l'Indonesia sarebbe, oltre che uno sbocco di mercato per le centrali galleggianti, anche una testa di ponte per il mercato emergente dell'Asia sudorientale.
Paolo Gangemi
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