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26-10-2010

Il nucleare, esempio di globalizzazione



Il nucleare, esempio di globalizzazione

Pochi settori come il nucleare sono indicativi dell'attuale situazione mondiale: accordi fra Paesi vicini e lontani, concorrenza a livello globale, abbattimento degli schieramenti tradizionali, crescita dell'Asia orientale, progressiva riduzione delle distanze fra Paesi in via di sviluppo e Paesi industrializzati. Insomma, in una parola: globalizzazione.

È un momento in cui fervono particolarmente gli accordi internazionali in materia di energia nucleare: per esempio fra Russia e Armenia, Francia e Libia, Giappone e Vietnam.

A Ekaterinburg (Russia) il ministro dei trasporti russo Igor Levitin e il primo ministro armeno Tigran Sargysan hanno firmato un protocollo di cooperazione per la costruzione di una nuova centrale nucleare in Armenia. L'unico reattore in attività nel paese caucasico fornisce il 40% dell'elettricità nazionale, ma chiuderà nel 2018. Per questo il governo pensa di sostituirla con almeno un impianto nuovo, del modello russo VVER-1000. La costruzione inizierà nel 2012.

La Francia, grande esportatrice di tecnologie nucleari, è rimasta scottata dalla sconfitta nel bando per le centrali degli Emirati Arabi Uniti, ma continua a muoversi da protagonista in tutto il mondo. Il ministro dell'industria Christian Estrosi ha firmato a Tripoli una dichiarazione comune che riguarda vari settori tecnologici, fra cui la costruzione di una centrale nucleare in Libia.

Fra i Paesi che si stanno affacciando per la prima volta all'energia nucleare, il Vietnam è uno di quelli il cui programma è in fase più avanzata: i lavori della prima centrale, che disporrà di due reattori, inizieranno nel 2014. Nell'affare sono state già coinvolte società russe, americane, francesi e cinesi, e ora è la volta del Giappone. I due Paesi stanno preparando il terreno a un accordo «sull'uso pacifico dell'energia nucleare e il trasferimento di materiali, tecnologie e strumenti correlati».

Ai grandi esportatori dell'industria nucleare si sono aggiunte recentemente la Corea del Sud, che con la vittoria negli Emirati Arabi si è imposta come uno dei concorrenti più agguerriti e, più recentemente, anche l'India: il presidente dell'Atomic Energy Commission of India ha dichiarato che il suo Paese è pronto a vendere all'estero i reattori PHWR da 220 o da 540 MW. L'India si rivolge principalmente al mercato asiatico, e anzi ha chiesto a tutti i Paesi del continente di avviare una cooperazione: 271 sui 493 reattori in programma in tutto il mondo sorgeranno in Asia.

Paolo Gangemi



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